lunedì 23 luglio 2007

Teresa Arcari Capocci: "Alle Serre di Picinisco"




In un libro "Memorie di emigrazione, guerra e liberazione".


Narrativa e Poesia di Sergio Andreatta



Teresa Arcari Capocci, la 93enne autrice dell'opera prima davanti all'uscio della sua antica casa (F.to Sergio Andreatta)


Alla presentazione interviene l'autrice, proveniente da Londra, il sindaco ing. Giancarlo Ferrera e il prof. Luigi Gulia di Sora per la prefazione. La pubblicazione è curata dal Centro di Studi Sorani "Vincenzo Patriarca".

Una scrittrice per caso, che mai avresti immaginato. Una scrittrice naïf che scrive come parla, genuinamente, della sua vita "seguendo unicamente l'onda dei pensieri e dei ricordi".Teresa Arcari Capocci, che riunisce in sé due tra i più nobili e antichi cognomi di Picinisco in Ciociaria, è una signora anziana, minuta, vacillante perfino nel passo. Una signora nata in Scozia, a Clydebank, il 4 settembre 1914.Per tanti anni l'ho accompagnata con lo sguardo, assistendola e quasi proteggendola, mentre saliva davanti a casa mia uscendo dalla stanza che ogni estate puntualmente prendeva al Cotton Club, dopo che la sua casa al Rione era stata danneggiata dal terremoto del 1984. E l'incoraggiamento dell'antico motto scritto sulla sua facciata:"Post phata resurgo", per casa Arcari non è ancora oggi valso nulla, purtroppo. Ma la classicità ben poco ha a che fare, in ogni caso, con i terremoti. Una casa dove, pure, una domenica mattina mi avrebbe condotto dentro a vedere...E così, sopravvivendo anche alla violenza dei terremoti e all'inagibilità perdurante della casa, puntuale ad ogni agosto, Teresa Arcari è ancora qui, nell'alta Val di Comino, per non privarsi di tutta le smeraldine bellezze del luogo avito, per non recidere le radici di matrice finché può, per rincontrare le persone care, per rievocare insieme con le parole quelle, ogni giorno di più, che svaniscono sbiadendo perfino dalla memoria collettiva di un paese ormai sempre più piccolo: Picinisco, appunto! Ogni giorno dal suo soggiorno temporaneo la signora Teresa rampa lentamente verso la piazza del paese, Piazza Ernesto Capocci. Abbiamo parlato insieme, qualche volta, delle sue aspirazioni letterarie, soprattutto mia moglie, Rosamaria Pirri, docente di lingua e letteratura inglese, capace di farmi cogliere certi passaggi un po' oscuri del suo discorso. Ho avuto fra le mani le sue pagine bilingui, anche se è l'inglese la lingua che Teresa Arcari meglio padroneggia e che ha prevalentemente usato. Cercava, così, qualcuno che, in vista di una sua edizione italiana, gliele traducesse. Poi, consigliata, si è rivolta a mons. Dionigi Antonelli che l'ha indirizzata al Centro Studi, dal prof. Gulia e da sua moglie Maria Antonietta Tersigni che curerà l'edizione. Esperienze esistenziali di "Vita", tipiche di tanti emigranti italiani e piciniscani, partiti già nei primi anni successivi dell'Unità d'Italia e fin verso i nostri anni '60, da qui per la Scozia, l'Inghilterra, il Galles, l'Irlanda, il Canada, il Belgio. Non trovi in queste pagine semplici, e niente affatto velleitarie, la letterarietà costruita e premiata di una Melania Mazzucco o di altri noti scrittori contemporanei, ma trovi, comunque, una mappa di solchi profondi della sua vita e della sua rielaborazione mentale ed affettiva tra i tanti dati che non ha voluto scartare. Il viaggio fisico non vale e non rappresenta mai molto di significativo in sé, e spesso neanche nulla di particolarmente interessante, oltre la descrizione, spesso epidermica e vacua, del nuovo approdo. Certi libri si accostano sterilmente alle guide turistiche, lontani dalle valenze dei diari di viaggio, senza neanche l'utilità spesso della precisa descrizione. Ma ogni viaggio acquista significato soltanto nella rielaborazione personale, nella soggettività colta più che nell'oggettività esistente, nell'interpretazione accettabilmente anche svisante. Partire per l'Inghilterra dalle Serre, frazione di Picinisco dove nella vicina Casa Cervi dimorò, come ospite, il grande scrittore D.L.Lawrence che qui completò la scrittura di "The lost girl", partendo "con un atto di umiltà" come scrisse Guido Piovene che pure, nel suo "Viaggio in Italia", ebbe anche ad interessarsi di personaggi della mia famiglia originaria di Paderno del Grappa.Partire e ritornare nelle persone e nelle vicende non dimenticate, nei gesti, nelle espressioni, nelle sonorità in questo caso del dialetto napoletano, nelle nostalgie, in quello che si voleva e non si è potuto, fosse pure un giovane amore mai catturato ("carpe diem") o lasciato, ahimè, perdutamente sfuggire con rammarico. L'amore che si traduceva in allegre serenate sotto la sua finestra. Renato e Giancarlo riposano nel cimitero di Villa Latina "sotto l'ombra della montagna, due giovani, poco distanti l'uno dall'altro, che mi hanno veramente amata". "Se veramente ami una persona, la lasci libera. / Godi della sua desiderata libertà" scrive nell'unica sua poesia inclusa nell'ultima pagina del libro.Vivere, emigrare, scrivere: lo hanno già fatto altre donne di ascendenza piciniscana, pioniere del lavoro ad Edimburgo, per un saggio curato dalla Regione Lazio circa vent'anni fa. Ma quella era sociologia del lavoro. Qui emozioni...Qui prevale, nella sua letterarietà incerta, tutto il valore della memoria autobiografica con il viaggio che ancora una volta diventa metafora di tutt'altro, di un doversi prima sottrarre al bisogno evadendo dal microcosmo del genius loci, fino a diventare alla fine un naturale desiderio e la ricerca di ritorno alla meta sulle balze delle capre, a quel suo villaggio "situato su una collina bruciata dal sole" cui la Arcari si "sente legata come una calamita, con tutti i suoi ricordi...". Un viaggiare a ritroso, diverso da quello, culturalmente estraneo e pure qui rappresentato, l'anno scorso per il premio letterario, con "L'infinito viaggiare", il libro di Claudio Magris.Diceva Guy de Maupassant ', in "Al sole", che "il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno". E' la via non oggettiva dell'interpretazione sempre, dei suoi filtri particolari, anche quando si parla del triste fenomeno dell'emigrazione di tanta gente ciociara, andata in cerca di fortune e mai più ritornata. Anche quando si parla delle laceranti ferite inferte dalla guerra penetrata fin dentro le case del paese con la sua Linea Gustav, fin sopra la bombardata torre del Castello medioevale. Morirono persone, soldati amici o nemici diventati, poco conta. Le grosse pietre annerite sono ancora lì, croste di una ferita che neanche l'opulento benessere consumista potrà mai più rimarginare. Pietre simbolo storico, ormai, di un'aberrazione...Per la presentazione di questa opera prima, non più di memorie di viaggio che di "memorie di emigrazione, guerra e liberazione", che si inserisce nel filone documentario più ampio di questa suggestiva e tormentata terra di Comino, soprattutto per conoscere e intervistare direttamente l'esile e cortese autrice si può salire in questi giorni estivi al fresco di Picinisco, se non si è già intervenuti la sera del 20 alla presentazione nella nuova Casa Comunale della Cultura in Piazza Rione, prima della sua storica acquisizione al patrimonio comunale già casa paterna dell'ex ministro della Repubblica italiana Adriano Bompiani.
di: Sergio Andreatta

I Folk Road, ossia l'atmosfera celtica e la sua rottura



Già celebri per la partecipazione al film di Martin Scorsese "Gangs of New York" quando accompagnarono il grande Finbar Furey.

Musica e dintorni di Sergio Andreatta


Folk Road è una band di Latina in attività da oltre 10 anni, specializzata nel proporre arie irlandesi e scozzesi ma anche altre musiche frutto di un'attenta ricerca etno-musicale che appare a volte fedele, a volte, attraverso la qualità dell'interpretazione, di rottura dei limiti. Le loro esibizioni musicali si accompagnano spesso a convention culturali, per la promozione della solidarietà, ambientaliste, di impegno politico e, perfino, ... spirituali come nel caso del recente 1st Irish Evening.
Folk Road, copertina I CD
Hanno nel loro carnet oltre 200 esibizioni dal vivo in Italia e all'estero e l'incisione di un CD che ha avuto un grande successo.I F.R. vantano nel loro curriculum esibizioni in RAI, nella trasmissione "La Stanza della Musica" (1997), in Festival Internazionali come Gannat in Francia (1998) o "L'Irlanda in festa" a Firenze (2003), Campus Internazionale di Musica&Festival Pontino (2003), per l'Ambasciata Irlandese in Italia nel 1996.Inoltre, 2 tracce musicali dei F.R. sono presenti nella prestigiosa Rivista "Celtica" (Novembre 2000). I Folk Road sono stati anche inclusi nell'"Enciclopedia della Musica Celtica" edita da Hobby&Work come uno dei migliori Gruppi Italiani che eseguono Irish music.Cantano l'Irlanda, le sue arie, il suo paesaggio, ora aspro ora quieto, sempre di fronte al mare, che induce alla meditazione. Ma stimola la vita e la rottura dei limiti di un orizzonte acquatico, che è spazio di libertà senza fine e prigione al tempo stesso. Un dedalo di luci e di ombre, di emozioni e di contrasti dove avventurarsi come in un brioso gioco sonoro. Ma i F.R. vanno anche oltre le sole atmosfere d'Irlanda...I componenti della band hanno partecipato come attori ed esecutori nel celebre film di Martin Scorsese "Gangs of New York" accompagnando il cantante irlandese Finbar Furey ed essendo presenti anche in molte altre scene di questo "cult movie" come nell'esecuzione del brano "New York girls" che figura anche nella colonna sonora.La voce solista dei Folk Road, Marcello De Dominicis, in qualità di esperto è stato anche il consulente musicale del film per tutta la durata delle riprese (8 mesi). Il suo nome figura, peraltro, nei credits di molti altri film e pubblicità nazionali ed internazionali.De Dominicis, come freelance journalist, scrive per vari giornali collaborando con testate musicali come "Folk Bulletin" e "Traditional Arranged". Per RaiTrade ha svolto le mansioni di consulente musicale per il C.D. del Gruppo irlandese Willing Fools prodotto nel 2005.L'ultimo lavoro di prestigio dei Folk Road è stata la colonna sonora per la commedia irlandese "Dancing at Lughnasa" di Brian Freil, trasmessa in Rai nel 2003, in Compagnia di Massimo Giuntini ex piper dei Modena City Ramblers.Durante l'estate 2006 i Folk Road hanno partecipato gruppo italiano, al "Festival Celtico" di Treviso (22 luglio), uno dei più importanti d'Italia.Il repertorio dei F.R. comprende antiche ballate, arie lente tradizionali, incandescenti danze (Jigs, Reels, Polke, Marce, Strathspey) irlandesi, scozzesi ed anche canti provenienti dalla Bretagna. Musica evergreen quella de I Folk Road e non solo perchè presentano un repertorio dedicato prevalentemente alla musica dell'isola verde, ma perchè sanno coinvolgere nelle loro suggestive ballate e negli scatenati ritmi delle loro sonorità dove trovano amalgama elementi della musica tradizionale e sonorità del più recente rock, tutte le generazioni presenti in piazza, dalla prima alla quarta età.Il 9 settembre hanno partecipato, così, con grande successo alla Notte Bianca di Roma, un traguardo molto importante per la carriera dei Folk Road. Nell'occasione il gruppo è stato anche intervistato, oltre che ripreso dalle telecamere della Rai. Attualmente il gruppo è impegnato nella registrazione del suo secondo C.D. che uscirà alla fine del 2007. Poi tanti altri concerti popolari sulle piazze tra cui, uno degli ultimi, la partecipazione in esclusiva al 1° Irish Evening di Latina del 17 giugno scorso su cui abbiamo pubblicato anche un report in precedenza.L'attuale formazione dei Folk Road comprende i seguenti musicisti:Marcello De Dominicis, voce solista;Giovanna Manca, voce solista;Piermario De Dominicis, chitarra e voce;Caterina Bono, violino;Veronica Febbi, arpa celtica;Vincenzo Zenobio, fisarmonica e clarinetto;Antonio Colaruotolo, basso elettrico e voce;Orazio Fanfani, batteria e bhodran. Per ogni ulteriore informazione, compreso l'ingaggio per il concerto, contattare: Marcello De Dominicis, festival organiser (cell. +39 339.8979164, e-mail: dedo58@aliceposta.it )Per ogni esibizione è richiesto un service adeguato.
di: Sergio Andreatta

giovedì 12 luglio 2007

Quale scuola dell'infanzia nelle Scuole Comunali di Latina?

Iniziativa del Comune
per modernizzare l'offerta formativa attraverso un progetto
di formazione-aggiornamento
del personale.

Foto: Progetto di Formazione, un Gruppo di Lavoro.

Scuola e società
Latina: di Sergio Andreatta
http://www.andreatta.it/




60 ore di corso, dal 2 al 13 luglio, con riprese a settembre prossimo, questo è il Progetto di formazione professionale multidisciplinare che stanno seguendo, nell'Aula Pacis del IV Circolo didattico, le dirigenti e tutte le insegnanti di scuola dell'infanzia del Comune di Latina.
Quando nel territorio comunale non agivano ancora le scuole statali (la legge istitutiva n.444 è del 1968) operavano già nel capoluogo la Scuola materna di San Marco e, a cavallo degli anni '50/'60, avevano aperto via via tutte le scuole dei Borghi affidate dal Comune alla gestione di religiose di vari ordini. Erano gli anni in cui il Territorio pontino era investito dai fenomeni e dai processi di una estesa industrializzazione che per la prima volta prevedeva l'impiego lavorativo su larga scala delle donne che potevano, così, affidare i loro figli a queste benemerite scuole da poco istituite. Una determina comunale, dell'Assessorato della P.I. - 8° Settore, ha affidato il compito della formazione-aggiornamento al progetto elaborato dal dirigente scolastico, anche psicopedagogista, prof. Sergio Andreatta che si è avvalso di uno staff importante di suoi collaboratori, due psicologhe, una metodologa, una coordinatrice didattica, una legale. Quali gli obiettivi del percorso formativo? L'attuazione degli obblighi contrattuali e l'attivazione/supporto ai processi di innovazione della funzione docente attraverso lo sviluppo della cultura e delle tecniche della valutazione e la gestione concreta, per problem solving, dei casi emergenti o dei conflitti. Più in generale i temi affrontati, oltre quelli riferiti all'ottimizzazione del servizio attraverso la messa a disposizione di alcuni organizzatori di programmazione, monitoraggio e valutazione dell'offerta formativa, sono stati quelli proposti per le scuole statali dalle recenti Direttive Ministeriali nn.46 e 47 del 23.05.2007: dall'integrazione degli alunni stranieri alla valorizzazione delle multiculturalità, dalla migliore integrazione degli alunni disabili all'educazione alla cittadinanza e alla legalità. Grande interesse e partecipazione da parte di tutto il personale educativo comunale coinvolto per la prima volta in un'azione sistematica di formazione in servizio (F.I.S.) che avrà sicure ricadute pratiche nelle rispettive scuole, potendo anche continuare a contare nel supporto competente assicurato dai formatori Sergio Andreatta, Annamaria Borrelli, Patrizia Testa, Maria Gloria Evangelisti, Emilia Masullo e Francesca Castaldi.
di: Sergio Andreatta

venerdì 6 luglio 2007

Da Bassiano a Rimini, la nuova nomina di don Francesco Lambiasi





Da un po’ di tempo si aspettava il suo incardinamento in una diocesi importante. Si era parlato dell’Arcidiocesi di Gaeta ma poi la scelta del Santo Padre, Benedetto XVI, si è diretta nei giorni scorsi sull’importante Diocesi romagnola.


“Io credo” uno dei libri più splendidi che abbia scritto e che mi ha regalato. Stile, contenuti e metodo di procedere non tormentato, aperto alla comprensione di molti se non di tutti perché don Francesco ha avuto sempre in sé il particolare dono della comunicazione “semplificata”, oltre le giuste competenze teologiche che gli derivano da studi certi e approfonditi. Originario di Bassiano, nipote di don Angelo, mitico e longevo parroco di S.Erasmo, scomparso soltanto qualche anno fa, io anche direttore didattico delle scuole del suo paese lepino, lo avevo frequentato con una certa assiduità prima che diventasse vescovo. Ma a Latina per i suoi uffici di parroco a Santa Maria Goretti, di cui proprio oggi ricorre la festa, prima e di direttore dell’Istituto di Scienze Religiose lo conoscevano e lo apprezzavano, e apprezzano molto ancora, un po’ tutti. Siamo anche coetanei, oltre che amici. Dopo l’ordinazione sacerdotale a 24 anni, il 25 settembre 1971, conseguiva la laurea in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Sempre attivo ha svolto numerosi incarichi all’interno della nascente Diocesi di Latina-Terracina-Priverno-Sezze, tra cui quello di vicerettore del Seminario minore diocesano di Sezze, di direttore dell’Ufficio pastorale diocesano e poi, dal 1993 fino al 1999, di rettore del Pontificio Collegio Leonino di Anagni. E’ in questo antico ed importante Seminario interdiocesano dove si formano, fino alla loro ordinazione, i futuri sacerdoti della Diocesi di Latina. E’ noto che fu il papa Giovanni Paolo II a chiamarlo alla guida della stessa Diocesi di Anagni-Alatri il 23 maggio 1999. Mentre fu Charles Baudelaire a scrivere nei suoi Diari Intimi che la giovinezza, per altri versi, era essa stessa un sacerdozio. Per il suo attivismo e per questa sua capacità di apertura ai giovani molto appropriatamente, quasi assecondando questa sua carismatica vocazione, veniva preposto in questi ultimi anni alla funzione di assistente generale dell’Azione Cattolica, incarico che lascia ora per la sua nuova nomina a vescovo di Rimini, una città e una diocesi molto moderne e pulsanti (non solo per i congressi di Comunione e Liberazione) dove lo aspettano nuovi stimoli, quasi cartina di tornasole particolare sul sociale contemporaneo non soltanto giovanile. Don Francesco è stato anche presidente significativo della Commissione CEI per la Dottrina della Fede. Ci sarebbero molti episodi da raccontare su di lui. Uno solo mi permetto… Prima degli anni novanta, dopo il nuovo Concordato tra Stato e Chiesa, bisognava organizzare i primi corsi di formazione per insegnanti ordinari (di scuole elementari e materne) che volessero continuare a svolgere loro direttamente l’insegnamento dell’I.R.C. non affidandolo agli specialisti nominati dalla Curia. L’originaria abilitazione magistrale e la usualità non sembravano bastare più, occorreva una sorta di nuova idoneità. Il prototipo di percorso formativo lo abbiamo strutturato e sperimentato insieme, nell’aula magna della direzione didattica di Sezze I Circolo. Durante uno dei primi incontri si era, però, sollevata una grande suburra nel collegio dei docenti (Sezze I era ed è tuttora nota come “fossa dei leoni”, con questa definizione mi era stata consegnata appena trentenne arrivato a fare il direttore didattico), un chiacchiericcio irrefrenabile e fastidioso al punto tale che don Francesco rivolgendosi a me chiese se fossero quelle insegnanti o non piuttosto… “le prostitute sacre del Tempio di Gerusalemme”. Tagliente, spiritoso, simpatico e per niente offensivo, per come detto, veniva da me costretto a raccontare e a spiegare, con “lectio” magistrale da par suo, quell’episodio della Bibbia ai più sconosciuto. Indicato dal Collegio diocesano dei presbiteri, designato dal Vescovo Mons.Domenico Pecile, supportato da tante attestazioni provenienti dalla società civile pontina per le sue preclare qualità e per i suoi meriti pastorali e di studio, don Francesco veniva nominato vescovo la prima volta dal grande Papa Giovanni Paolo II che egli aveva contribuito anche a far venire a Latina a settembre del 1991 per un evento memorabile, la dedicazione di questo Territorio alla piccola martire de Le Ferriere. E quando questo grande e sofferente papa giace morto don Francesco sarà lì, in San Pietro sulla sua bara, a officiare e a pregare intensamente con e per tutti noi. E ora Rimini… Maria Do Carmo Bogo è un’umile missionaria comboniana portoghese, anche nota poetessa, che conclude con questi versi una sua composizione:”Noi possiamo celebrare la vita / in tutti i tempi / e in tutti i luoghi / con Dio / per ospite d’onore”. Auguri, don Francesco!
Sergio Andreatta, 6.07. 2007