mercoledì 20 febbraio 2008

I costumi di Giorgia Eloisa Andreatta per il successo di "Cani e Gatti" di Edoardo Scarpetta

Foto 1: Giorgia Eloisa Andreatta, fashion & costume designer.












Foto 2: Compagnia teatrale "I Nuovi Istrioni" di Paolo Ferrarelli
http://www.inuovistrioni.it/


I Costumi di Giorgia Eloisa Andreatta per il successo di “Cani e Gatti” di Edoardo Scarpetta
Ottima l’interpretazione della Compagnia “I Nuovi Istrioni” di Paolo Ferrarelli.
Dopo il Piccolo di S.Nilo a Roma e in altre piazze.


Di Eduardo Scarpetta, nato a Napoli il 13 marzo 1853, che si avvicinò alle scene del teatro già all’età di quindici anni da cui si ritirò solo nel 1909, si è detto che visse nel teatro e per il teatro. Imbastiva trame popolari in dialetto per il solo gusto di far ridere ad ogni costo, aggirando le più lapalissiane logiche della mente, saltando a piè pari la pesantezza del grigio pensiero della vita, per arrampicarsi sugli specchi della commedia come un magro pulcinella convinto che solo l’ilarità potesse offrire alla persona l’occasione giusta per difendersi dal quotidiano e dai suoi perversi meccanismi. La sua vis comica, alimentata dal pullulare di una cornice esistenziale da Quartieri Spagnoli o Rione Sanità sembra mantenere in vita, contro ogni demolizione, i sogni, le aspirazioni, la volontà sia dell’autore che dello spettatore la cui attenzione viene avvinghiata senza fughe possibili. Per lui il teatro d’evasione, ma mai tanto distaccato da una quinta di realtà, arrivava a forzare imprevedibilmente il ruolo e i limiti della fantasia.
Ho conosciuto e intervistato al Teatro Eliseo di Roma, dopo la rappresentazione de “Gli esami non finiscono mai”, quel suo grande figlio (oltre gli ufficiali Titina e Peppino) che risponde al nome di Eduardo De Filippo, mai da lui riconosciuto e forse proprio per questo divenuto la più grande “maschera triste” del teatro italiano. Triste al punto di far sorridere quand’anche tentasse di far ridere. Eduardo che, in occasione della stagione teatrale 1970 riscriverà completamente il testo di “Cani e Gatti”, rinominando i personaggi e modificando anche parte della trama e del finale. “Cane e gatte” del 1901 è un’esilarante… “pochadina” tratta da “Jalouse” di Augusto Bisson, già rappresentata con successo in Italia. Nella “manipolazione” nella fervida fantasia di Scarpetta, “Cani e Gatti” raggiunge però una sua intelligente autonomia. La trama racconta dell’ossessiva gelosia di Ninetta nei confronti di suo marito Felice (molto bravo Saverio Calabretta) che mette in crisi il matrimonio e induce i suoi genitori Don Raffaele e Rosina (degni rappresentanti di una società borghese benpensante e moralista, magistralmente interpretati dagli attori Paolo Ferrarelli e Marina Mercuri della Compagnia I Nuovi Istrioni) al sotterfugio di fingere un’identica crisi, sgradevole e anche più esasperata, nella speranza di far riflettere con un effetto di deterrenza. In questo abile gioco di rovesciamento di situazioni e di parole, tra curiose certezze che si dimostrano poi non veritiere e finzioni che si rivelano alla fine un’imbarazzante verità, ad un ritmo travolgente la commedia snoda il suo copione ricco di ironia, a volte irrisoria e garbata, altre…

(Fotogallery in www.andreatta.it /Arte, Costume e Moda)

I genitori della gelosissima Ninetta (Giulia Colabianchi) decidono, così, di fingere di litigare per cercare con la loro emblematica rappresentazione da “cani e gatti” di far riflettere i due giovani e metterli di fronte alla triste realtà che può rappresentare una separazione. Tra risse verbali vere o fasulle si inseriscono tutti gli altri personaggi, tredici in tutto di cui sette principali (tre donne e quattro uomini tra cui, nella parte di don Peppino Scorza, il carismatico Federico Di Giannantonio, esaltato da una sua claque personale, ma bravo anche il segaligno Tiziano Di Sora nei panni di Luigino), usciti dalla faconda penna del grande Scarpetta per animare un canovaccio articolato e ricco di dinamismo in cui finzione e realtà si scambiano continuamente i loro ruoli, dando vita a situazioni imprevedibilmente comiche.
Alla fine il regista Paolo Ferrarelli ha voluto ricordare al numeroso e plaudente pubblico del Piccolo di S.Nilo di Grottaferrata, presente alla prima del 17 febbraio, le operazioni da lui compiute nell’adattamento di questo fortunato copione di Eduardo Scarpetta.
Innanzitutto una revisione integrale del testo, senza alterare il significato teatrale e la caratterizzazione dei singoli personaggi.
L´adattamento del testo ha comportato una revisione linguistica attraverso una trasposizione dalla lingua napoletana arcaica a quella attuale più comprensibile.
“Ho deciso anche di tradurre alcuni termini e/o intere battute in lingua italiana - dice Ferrarelli - raccomandando agli attori, di rispettare l´intonazione napoletana.
Ho mantenuto fede allo stile della farsa come “caricatura” della realtà e, quindi, dei personaggi che la rappresentano”.
Paolo Ferrarelli ha ringraziato il pubblico per la calorosa accoglienza, gli attori per la qualità eccellente della loro interpretazione. Ha chiamato sul palco per il meritato applauso la costumista Giorgia Eloisa Andreatta per la documentata ricerca sui costumi che si è tradotta in un originale e stupefacente suo progetto costumistico che il pubblico ha dimostrato di apprezzare molto. Nell’esposizione del foyer il pubblico ha potuto apprezzare i bozzetti del progetto della Andreatta, fashion & costume designer, che ha notevolmente contribuito al successo di questo spettacolo… Alla fine, andando via, mi rimane come… retrogusto l’immagine di una macchina comica perfetta, di un meccanismo costruito su serrati scambi di gustose battute, di voci che scoppiano e porte che si aprono e si chiudono, di personaggi che si trovano e che si perdono per… ritrovarsi, così almeno sembra, definitivamente verso la fine della vicenda. Questo è “Cani e Gatti” di Edoardo Scarpetta nell’interpretazione della Compagnia “I Nuovi Istrioni” di Paolo Ferrarelli, ora al Teatro “Piccolo di San Nilo” in Via del Grottino a Grottaferrata, poi al Teatro di Tordinona a Roma.
di: Sergio Andreatta
TEATRO “PICCOLO” di S. Nilo
(Istituto Benedetto XV- Via del Grottino – Grottaferrata)
Tutte le domeniche, dal 17 febbraio al 16 marzo 2008, alle ore 16,30 (apertura teatro ore 16,00)
Posto unico € 13,00 (Prezzo ridotto solo su prenotazione telefonica obbligatoria:€11,00)
tel. 3886185653 – 3479383637 – 3286144516
Le prenotazioni sono già aperte anche al:

TEATRO TORDINONA - ROMA
Via degli Acquasparta, 16 (Lungotevere Tordinona)
dall’1 al 13 aprile (ore: 20,45) con repliche domenicali (ore: 17,15).

lunedì 18 febbraio 2008

Da Cavour ad Andreatta



Una lezione di etica in politica


"Una lezione di etica in politica
“Beniamino Andreatta, in una frase, è il massimo rispetto delle istituzioni. Una lezione del passato che vale per il futuro…”. Così l’ex presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, torna a parlare, con tutta l’autorevolezza che ancora gli si riconosce, dell’etica in politica. Un tema particolarmente significativo e delicato per la storia attuale e futura della nostra Repubblica su cui anch’io ho avuto modo di scrivere in precedenza. Dopo aver ricordato l’entusiasmo “nel ricostruire” che ha contraddistinto la sua generazione uscita dalle guerre, Ciampi richiama la necessità di una “scossa”, di un senso di fiducia, a contrasto del senso di smarrimento, su cui il politico, ma anche il cittadino qualunque, deve puntare per un domani migliore, basandosi su “la memoria che è la base per il futuro”. Dopo aver ricordato che “Il paese ha attraversato tanti momenti difficili…” uscendone, nel tentativo di ricostruire la necessaria fiducia nel futuro propone due figure come esempio, Camillo Benso, conte di Cavour, e Beniamino Andreatta. Di un’Italia che tenta di affermare dice, estrapolando un pensiero, la sua esistenza al mondo con la moralità pubblica: “Dès ce jour, l’Italie affirme hautement en face du monde sa propre existence”(Lett. di Cavour a D’Azeglio del 17.03.1861). Rimandando, nell’articolo in prima pag. su Il Messaggero del 14 febbraio, al pensiero di Cavour, politico, statista, economista, stratega “tessitore” dell’Unità d’Italia, e al suo modo di porsi di fronte ai problemi etici, politici, sociali, intellettuali del suo tempo, Ciampi sottolinea: “Ieri come oggi non è nella progettazione astratta delle riforme che si esercita il genio politico ma nella intuizione del limite e delle condizioni”. Tra le caratteristiche “a-storiche” della sua personalità, l’ex-presidente ricorda la sua capacità di comprensione pronta dell’evolversi dei processi storici e la sua “fede nel progresso” con risultati che, scriverà Luigi Einaudi, non erano la “manifestazione improvvisa del genio, ma era anche il frutto, oltre che del genio suo, di una lunga, lunga preparazione”. Quella preparazione che, in gran parte, difetta ai politici italiani contemporanei. E del resto, non era forse R.L.Stevenson che diceva che la politica è “l’unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica”? Figurarsi una buona pratica, anche moralmente connotata!… Parallelamente del ministro Beniamino Andreatta, precursore di tanti spunti e di tante idee ancora inattuati, quasi ad un anno dalla sua morte (26 marzo 2007) Ciampi ricorda “due fatti che hanno visto Andreatta come protagonista e che hanno messo in luce le sue non comuni doti etiche e professionali e la determinazione nel perseguire il bene comune: il cosiddetto “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia e la crisi del Banco Ambrosiano…”. E Ciampi non può non ricordare “il suo altissimo senso delle istituzioni, il rispetto che ne aveva…”. Per concludere: “Pur nella diversità delle posizioni, dei tempi e dei compiti (tra Cavour e Andreatta), quello che emerge dal ricordo di queste due figure è la presenza connaturata in se stessi dell’etica della politica. A questa oggi il Paese si deve stabilmente richiamare e ispirare” (Il Messaggero, pagg. 1 e 25). L’occasione del ricordo di Nino Andreatta davanti alle principali autorità della Repubblica, allo stesso presidente Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi, a Tommaso Padoa Schioppa (ha ricordato quel che gli disse Paolo Baffi: Andreatta è un uomo di genio. Ma ci vogliono tempi calamitosi perché un Paese si rivolga a lui. «Signori, quei tempi l’Italia, ostinandosi a non vedere, ha concluso T.P.Scioppa, li vive oggi»), al governatore della Banca d’Italia Mario Draghi era data il 13 febbraio dal Convegno di studi al Ministero dell’Economia ‘Andreatta a Via Venti Settembre: semi e tracce’ e dall’intitolazione dell’ex Sala del Cipe, con ritratto alla parete, all’interno dell’importante Ministero di cui era stato titolare. “Un uomo non solo di straordinaria intelligenza e cultura ma di grande sensibilita’ e moralita” con queste precise parole, tra l’altro, lo ha voluto ricordare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Geniale economista-politico, Nino Andreatta, era un innovatore, pronto a sfidare l’impopolarità, anche all’interno della sua stessa Democrazia cristiana, tanto che molte sue eccellenti idee d’indirizzo economico devono ancora trovare applicazione. Pensiero precursore “Nino Andreatta è stato una delle più grandi intelligenze italiane del secolo scorso, scrive ancora a pag. 26 Luca Cifoni, ma molti di quelli che ieri lo hanno ricordato - al Ministero dell’Economia e alla Banca d’Italia - non hanno potuto fare a meno di evocare anche qualche immagine della sua fisicità, dei suoi gesti” durante la sua attività politica e accademica, fisicità che si esprimeva in scene poi divenute aneddotiche”.

giovedì 14 febbraio 2008

Bullismo a scuola



Le forme di bullismo vanno combattute in ogni situazione educativa. Ma occorre che assumano un atteggiamento chiaro e diretto non soltanto gli insegnanti ma soprattutto i genitori.



No, non voglio fare qui, pur essendo per formazione uno psico-pedagogista con qualche libro edito, il teorico sul bullismo in classe, sul bullismo precoce, sul bullismo al femminile che, pure, monta a ritmi vertiginosi ormai in tutte le scuole di stato. Non voglio farlo. Sarebbe fin troppo facile coinvolgere alcuni genitori nella questione, come responsabili nella determinazione dei comportamenti irresponsabili dei loro figli. Noi conosciamo le dinamiche dello sviluppo emotivo e gli stadi dello sviluppo razionale di una personalità, conosciamo dal punto di vista sociologico e sociometrico i contesti familiari nella loro valenza di cura educativa ma anche nella loro carenza. Conosciamo e apprezziamo le qualità di molti genitori ma anche le deficienze educative di molti altri. Sarebbe troppo facile e sbrigativo concludere che i genitori non sanno più dire e imporre “i no che aiutano a crescere” ai loro figli… No molto necessari. Che gli stessi, quando non se ne servono solo per il concorso al bilancio familiare che sa dare una pensione di anzianità, si comportano abbastanza male, nel loro egoismo, perfino con i propri genitori ormai anziani e spesso bisognosi di attenzioni. Una ricerca di questi giorni, condotta con il contributo di 1000 badanti che si sono prestate all’intervista, dimostra inconfutabilmente dall’interno delle nostre case e conferma che i nostri ragazzi sono i più maleducati, se non del mondo, certamente d’Europa; che i genitori non li sanno educare e che si comportano anche male, appunto, con i propri genitori. Li caratterizza un’oscillazione comportamentale continua tra lassismo e iperprotettività, un abito tra l’egoistico e l’arrogante. Genitori sbagliati, insomma. Certo il mestiere di genitore è impegnativo ed è anche improbabile che qualcuno te lo possa facilmente insegnare. Lo devi imparare da solo, un po’ al giorno con molta fatica, per tentativi ed errori, col problem solving educativo per cui cerchi di risolvere la precarietà delle situazioni al meglio delle tue possibilità culturali e affettivo-relazionali. Questa mattina sono entrato, ancora una volta, in una classe V della primaria del Circolo didattico che dirigo. Una classe particolare dove regna una sorta di indisciplina diffusa. Dopo quattro anni una delle ins.ti migliori e più professionalizzate del Circolo, senza far torto alle altre, ha abbandonato alla fine della quarta questi alunni al loro destino chiedendo il trasferimento. E’ stato uno shock per i loro genitori che avevano tanto brigato in prima per poter entrare in quella classe ritenuta di figli di vip, con quella maestra di alta qualità. Troppo sbagliato e anche troppo comodo per esorcizzare i propri limiti senza quella garanzia di corrispondenza educativa con la scuola che si rende sempre necessaria. Non so ancora se quel messaggio importante di distacco sia riuscito a comunicare qualcosa a qualcuno. Non mi sembra. Nove casi di bullismo in sette giorni, tra le quinte e le quarte ex-elementari, tra i maschi e tra le femmine. Mai successo prima. Che cosa sta accadendo, allora, che non avessimo previsto già dieci anni fa quando abbiamo impostato il primo Piano dell’Offerta Formativa sulla significatività del motto “Per Regola e Progetto”? Avevamo inteso collocare, già allora, le dinamiche della crescita personale in una coerente progettualità ma anche in un contesto di forte legalità, quella legalità che oggi sembra sfuggirci. Che cosa sta accadendo alle famiglie?
Sergio Andreatta, dirigente scolastico, autore del saggio ”Bambini una volta”.

giovedì 7 febbraio 2008

Cani e Gatti di Edoardo Scarpetta - La Prima 2008


La Compagnia Teatrale
“I Nuovi Istrioni”
diretta da Paolo Ferrarelli ha il piacere di comunicare la messa in scena di “Cani e Gatti” la esilarante farsa di Edoardo Scarpetta.
(Locandina: loccani_gatti_tracc.pdf )

La farsa più intrigante e divertente di Scarpetta con costumi d’epoca (disegnati dalla costumista Giorgia-Eloisa Andreatta), scene dipinte …e qualche sorpresa..

(In foto da sx: Marina Mercuri (scene e aiuto-regia), Giorgia-Eloisa Andreatta (costumista), Paolo Ferrarelli (regista e attore-protagonista).

Un’autentica macchina per ridere scritta con raffinata ironia esce dalla penna dell’Autore non solo per divertirci. Uno spaccato di vita borghese napoletana di fine ottocento, dove il singolare intreccio delle vicende sul tema della gelosia, non risparmia allo spettatore colpi di scena fino all’ultimo.
“Cani e gatti”, prima rappresentazione: domenica 17 febbraio Teatro”Piccolo di S. Nilo” (Istituto Benedetto XV)- Via del Grottino - Grottaferrata (Roma).
La Compagnia, in occasione della prima, sarebbe onorata della presenza della Vs. Redazione.
Si prega di dare gentile conferma a questo indirizzo per permettere la prenotazione dei posti gratuiti. Grazie.
Ufficio Stampa
“I Nuovi Istrioni” – http://www.inuovistrioni.com/
Dopo il successo nella stagione 2007 con “Scherzi “ di A.Cechov”
la Compagnia teatrale “I Nuovi Istrioni” presenta la divertentissima farsa “Cani e Gatti” di Eduardo Scarpetta.
Adattamento e regia: Paolo Ferrarelli
PERSONAGGI E INTERPRETI
Teresina: Chiara Sangiovanni
Carluccio: Gabriele Avesani
Rosina: Marina Mercuri
Bettina: Chiara Sangiovanni
Raffaele: Paolo Ferrarelli
Lauretta: Laura Rita Zingale
Antonino: Sandro Lucarelli
Michele: Pepuccio Mazzullo
Felice: Saverio Calabretta
Ninetta Giulia Colabianchi
Luigino: Tiziano Di Sora
D.Peppino Scorza: Federico di Giannantonio
Fifì: Federica Branca
Carmela: Valerio Amato
Scene e aiuto-regia: Marina Mercuri
Costumi: Giorgia-Eloisa Andreatta
Direzione di scena e grafica: Valeria Amato
Fotografia di scena: Gianfranco Papa
Light designer: Gillian Mc Bride
Assistenza luci e suoni: Francesco Lucarelli e Cristian Camponeschi.
TEATRO “PICCOLO” di S. Nilo
(Istituto Benedetto XV- Via del Grottino – Grottaferrata)
Tutte le domeniche, dal 17 febbraio al 16 marzo 2008, alle ore 16,30 (apertura teatro ore 16,00)
Posto unico € 13,00 (Prezzo ridotto solo su prenotazione telefonica obbligatoria:€11,00)
tel. 3886185653 – 3479383637 – 3286144516
Le prenotazioni sono già aperte.
Anche al:
TEATRO TORDINONA - ROMA
Via degli Acquasparta, 16 (Lungotevere Tordinona)
dall’1 al 13 aprile (ore: 17,15).

mercoledì 6 febbraio 2008



EDITORIALE POLITICO





di: Sergio Andreatta


Ora è tutto chiaro, si andrà a votare per le elezioni politiche il 13 e 14 aprile prossimo.
Rimane in piedi l’ipotesi dell’election day, come vorrebbe il Presidente del Consiglio se non altro per un consistente risparmio per l’erario, con associazione alla stessa tornata anche delle elezioni amministrative.
Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha dovuto prender atto della permanente indisposizione della CdL per un governo istituzionale “a tempo” di riforma elettorale e, richiamandosi agli artt. 88 e 61 della Costituzione, ha sciolto le Camere e indetto le elezioni.
Subito il Consiglio dei Ministri, che aveva già stabilito la data del referendum, ha provveduto a fissare per aprile quella delle elezioni per il rinnovo dei membri del Parlamento.
Silvio Berlusconi, convintissimo di vincere, dopo che era già riuscito ad attrarre a sé in qualche modo alcune ondivaghe forze minori, è stato sempre sulla posizione del “dialogo dopo”.
Walter Veltroni, d’altro canto, per rimanere soltanto ai due duellanti maggiori, non aveva rinunciato a priori ad una riforma elettorale parlando sempre di “occasione mancata” ma aggiungendo:”Possiamo farcela“..
E benché i pronostici non sembrino essere, ora, dalla sua parte con piena fiducia nei suoi mezzi afferma:“Yes we can. Possiamo farcela. Le ultime elezioni hanno sempre sfatato i pronostici. In quest’anno e mezzo abbiamo ben operato, raggiunto risultati importanti. … Il porcellum ci ha messo in crisi”.
Ecco, allora, arrivare le nuove elezioni, purtroppo, col sistema vigente che autorizza le segreterie nazionali alla presentazione del kit dei loro candidati, “a scatola chiusa”, spesso senza passare per una previa consultazione dei collegi.
Quanto poco rispetto, viene da pensare, per i cittadini e per il territorio, specie della periferia, del Paese!
Ecco i cittadini comuni, che avevano protestato in massa aderendo all’idea del referendum di Giovanni Guzzetta e Mario Segni, vedersi ancora una volta ingessati i loro diritti di partecipazione.
Elezione come rito inutile, sembrerebbe, senza scelta meritocratica e fiduciaria per i candidati e con riproposizione degli stessi rischi numerici e di frammentazione già registrati al Senato.
In quanto al novero dei partitini, i cosiddetti cespugli, che all’occasione si riparano all’ombra dei grandi alberi per una coalizione meramente sincretica e di scopo, non abbiamo ancora finito, credo, di vederne le evoluzioni. Riuscirà la “cosa o rosa bianca” al centro? Riusciranno le molte istanze a sinistra ad unirsi nella “cosa rossa“? E a riflettere sul fallimento della legislatura? Cosa farà la “cosa nera” a destra?
Ma Walter Veltroni è alfiere di molte ragioni quando dice: “Il PD deve correre da solo”. Di almeno due di fondo, secondo me, oltre l’innovazione e la semplificazione del quadro politico che si imporrà di per sè.
La prima ragione punta a rafforzare, senza altre contaminazione, l’identità di movimento e di partito del PD con tutte le novità che include; la seconda vuole far chiarezza dei tanti alleati piccoli, tignosi e ingombranti della stessa sinistra, oltre l’inaffidabile centro di Dini e Mastella, che hanno condizionato, e pesantemente, i passi del governo Prodi portandolo al suo progressivo logoramento interno con conflitti mossi per ragion di egida, per “lo meo particulare” salvo dire di sostenerlo poi fedelmente verso la fine, per la sola incombente e unitaria paura di soccombere anzitempo a Silvio Berlusconi. Sforzo tardivo e vano! Avessero smussato, prima, le loro incomprensibili spigolosità certi personaggi in cerca d’autore, non avessero suonato sempre la fastidiosa monocorda della differenza litigiosa, mascherata e giustificata da pluralismo democratico, bombardato per ricerca di una superiore visibilità la linea di governo di cui pure il PDCI era parte sostanziale, anche nel mosaico e con quella risicata maggioranza al Senato il centrosinistra avrebbe potuto continuare a governare e a fare il bene dell’Italia fino alla scadenza naturale della legislatura. E invece…Ora Fausto Bertinotti, provando a rilanciarsi in qualche modo sullo slogan significativo di Obama, già ripreso e fatto proprio da Veltroni, prova anche lui a dire: “Yes we can“. Possiamo farcela! Non è mai troppo tardi, s’intende, ma se tale indicativo segnale l’avesse colto qualche mese addietro, uniformandosi nella pratica oltre che ora nella parola, le cose di governo avrebbero potuto prendere una piega ben diversa.
Bravo, quindi, W.Valter con la sua scelta “chiara e univoca“, seppure non lascerà nulla d’intentato per guardarsi intono: meglio un’onorevole e onesta sconfitta se dovesse arrivare, ma io spero non sia così, che una vittoria di Pirro che lo vedrebbe come Romano Prodi, ostaggio di qualche protervo alleato e logorato dalla gestione dei conflitti. In quanto a S.Berlusconi, di fronte a tanto eterogenei e chiassosi alleati, non sarà anche lui tentato dal presentare coraggiosamente una sua lista unitaria? Se ciò accadesse sarebbe accaduto una cosa, davvero, molto importante nel panorama politico italiano. Sergio Andreatta

domenica 3 febbraio 2008

Il racconto della merla di Sergio Andreatta

I giorni della merla




Tanto tanto tempo fa a Milano, quando ancora non si discuteva del riscaldamento del Pianeta per l’effetto serra, le gazzette parlarono di un inverno molto rigido, ben più di quello che accade oggi normalmente, qui da noi, in Agro Pontino.


La neve che scendeva soffice come piume gelate dal cielo andò ben presto ad ammantare tutta la città, Piazza Duomo, le strade, i parchi.
"Brrr, che freddo cane! Brr!!!"
Non c’era l’attuale sistema tecnologico di riscaldamento nelle case e il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica non aveva ancora cominciato ad emettere in tv i suoi bollettini preparando la gente con le sue previsioni. O meglio non c’era proprio ancora un’idea di Servizio di quel tipo e l’unica… aeronautica conosciuta era quella, silenziosa e non inquinante, dei volatili…
Sulle rive dei navigli gli artigiani meneghini facevano sibilare dalle loro sciarpe avvolgenti poche parole di ricordi su un’antica leggenda che si diceva ancora sopravvivere…
Pare, quindi, che ancora in quei giorni, sotto la grondaia di un palazzo in Porta Nuova, fosse ritornato quel mitico nido. Parliamo di una famigliola di merli che indossava a divisa piume candide come la vergine neve.
(Ma io posso giurare che il colore bianco della merla non è solo una leggenda e non mi sorprende più di tanto perché… una così “rara avis” noi l’abbiamo avuta proprio, per un po’ di tempo, nel nostro parco scolastico della C.Goldoni di Latina).
Dunque in quel provvidenziale nido c’era una mamma merla, un papà merlo e tre piccoli uccellini, nati dopo l’estate.
Ma, come succede agli uomini, anche questa famigliola soffriva molto i rigori del pungente inverno e stentava a trovare qualche bacca e qualche briciola di pane per sfamarsi.
Semi e briciole che cadevano in terra dalle tovaglie scrollate dai balconi delle cucine venivano subito ricoperti dalla neve che scendeva abbondante dal cielo. I merlottini da sotto il petto della mamma allungavano il collo e aprivano il loro becco famelico.
Il papà merlo, che sentiva addosso tutta la sua responsabilità di capofamiglia, si dava parecchio da fare ma non bastava e così dopo qualche giorno, toccando a lui trovare una soluzione, prese la sua decisione e disse alla moglie:
“Nulla! Qui non c’è proprio più nulla da mangiare e, se continua così, presto moriremo tutti di fame!”
“E di freddo!”
aggiunse lei, ormai esausta, come un’inesorabile santippe.
“Già, ma avrei un’idea, però…”.
Continuava a nevicare senza tregua e così la merla, per proteggere meglio i merlottini già mezzointirizziti dal freddo, pensò bene di spostare il suo nido sul tetto di palazzo Biolcani, ora Morassi, dove fumava continuamente un bel comignolo. Quella vicinanza avrebbe distribuito, pensò, un po’ di tepore.
Gli uccellini si sistemarono stando tutto il giorno rintanati nel nido, tenendosi fra le alucce e scaldandosi tra loro anche grazie al fumo che usciva.
Tre giorni si dice, ma non ne siamo certi, sia durato questo rigore.
E tre giorni stette via il merlo-papà volando per le povere aie della Brianza fino alla sfarzosa Villa S.Martin di Arcore dove si coltivava un plastico e resistente mais-ogm e, qui, finalmente potè trovare in abbondanza quel cibo che cercava.
Così potè rifocillarsi e, fatto il carico, prese a tornare indietro. Vola che ti vola si trovò vicino al suo nido ma…, cosa era successo mai?, quasi stentò a riconoscere i suoi familiari diventati tutti grigioneri nel frattempo.
Incredulo sobbalzò, scosse il capo un paio di volte ma poi, felice lo stesso, corse a riabbracciarli con le sue ali:"Siete voi?!".
Sì, erano sempre loro, i suoi cari… tinti dal nerofumo del caldo camino…
Intanto era arrivato il primo dì di febbraio e con esso comparve un pallido sole e tutti, proprio tutti gli uccelli dei vari casati, poterono affacciarsi dal loro nido invernale.
La stagione divenne, all’improvviso, meno rigida e i merli cominciarono a trovare ogni giorno di più il cibo che gli serviva per crescere fino ad arrivare alla primavera.
Ma, ahimè senza accorgersene, a contatto con la fuliggine anche il capofamiglia si era scurito il suo vestito come i familiari…
Dimenticandosi di questo preciso fatto, dopo un pò la gente cominciò a dire che i merli erano nati tutti neri e che i merli bianchi fossero solo un’eccezione da favola…come quella della Goldoni appunto, ma una favola in piume e ossa che, pure, ho mostrato ai bambini e a mons. Gianni Paoletto del vicino Sacro Cuore. No, non era un’araba fenice e lui, per essere anche uomo di chiesa, non potrà mai negare di averla vista…
Gli ultimi tre giorni di gennaio di solito sono sempre i più freddi e a seguito di questo fatto da allora furono detti i “trii dì de la merla”, i tre giorni della merla, per ricordare la singolare avventura di questa famigliola di volatili meneghini.
Le leggende paesane della padana fanno coincidere per la maggior parte i “giorni della merla” con gli ultimi tre giorni di gennaio.
Ma nella bassa, a cavallo fra Brescia, Cremona, Mantova e Parma, esiste anche un’altra versione della leggenda che indica, per i tre giorni della merla, gli ultimi due di gennaio e il primo di febbraio.
Da piccolo ho sentito questa leggenda, con qualche variante, anche a casa mia e in casa mia si raccontavano solo i detti popolari e le leggende di Bassano del Grappa e dintorni, fino alla Valsugana, ma siccome mio fratello si chiama Ambrogio (”Ambrosio”, ” ‘Nbrosio”), come mio nonno e altri avi dell’albero a intervalli regolari di una generazione, non è detto che non l’abbiano importata nelle parti del Brenta e della Pedemontana del Grappa proprio loro al ritorno da un viaggio commerciale a Milan.
Coi loro abiti scuri da cerimonieri, le code alzate, i becchi dorati, gli occhi che sembrano fissi e, invece, non lo sono, sono pronti a uscire tra qualche giorno ai primi tepori.
Un paio di settimane ancora e i merli cominceranno a cantare i loro sentimenti con tutto il flauto della loro voce amplificata dall’amore. © - Sergio Andreatta