giovedì 24 aprile 2008

GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE


Incontro con l’Autore al IV Circolo didattico di Latina:Teresa Buongiorno


Teresa Buongiorno risponde alle domande degli alunni (F.to Sergio Andreatta)
Mercoledì 23, alle ore 11,00, Teresa Buongiorno è tornata nell’Aula Pacis per incontrare gli alunni della scuola primaria C. Goldoni che avevano letto “Ragazzo etrusco”. Un’intervista con tante domande.



Nell’ambito della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore (23 aprile 2008), promossa dall’Unesco, per favorire e promuovere la lettura nelle scuole, la Biblioteca “Angelica De Carolis” del 4° Circolo Didattico di Latina ha organizzato due incontri con la scrittrice e giornalista Teresa Buongiorno.
Martedì 22 la scrittrice ha incontrato alle ore 16,00 le insegnanti del Circolo ed ha affrontato il tema: “Il genere letterario di fantasy come genere a sé”.
Durante l’intervento la scrittrice ha illustrato le caratteristiche di tale produzione letteraria, le motivazioni che lo fanno prediligere a molti ragazzi, come muoversi davanti alle molteplici proposte editoriali.
Mercoledì 23, alle ore 11,00, Teresa Buongiorno è tornata nell’Aula Pacis per incontrare gli alunni delle classi quinte (foto) della scuola primaria C. Goldoni che hanno letto durante l’anno scolastico il suo libro “Ragazzo etrusco”.
I ragazzi hanno intervistato l’autrice rivolgendole molte interessanti domande sul testo, sul suo lavoro e sulle sue esperienze di giornalista e di autrice.
Chi è Teresa Buongiorno?
Giornalista e scrittrice esperta di letteratura per l’infanzia. Laureata in Lettere all’Università di Roma La Sapienza, con una specializzazione in Storia Medioevale, ha iniziato a lavorare nei servizi sociali prima di optare definitivamente per il giornalismo occupandosi di letteratura, cinema e televisione. Per la Rai ha curato a partire dagli anni Settanta programmi televisivi per ragazzi, lavorando anche con Gianni Rodari, Emanuele Luzzati e Marcello Argilli. Negli anni Ottanta ha fatto parte dell’equipe che ha ideato la fortunata trasmissione “L’albero azzurro”. Per la Eri-Edizioni Rai ha curato i trentasette quaderni di “La Scuola si aggiorna” nell’ambito della convenzione Rai-Min. P.I. (1990-1993). A partire dal 1977 ha pubblicato una serie di libri per ragazzi (tra cui: Ragazzo etrusco, Il ragazzo che fu Carlomagno, Il marchio dei Merovingi, Olympos, Stella di tramontana, Camelot, Dizionario della letteratura per ragazzi (Fabbri Ed.), Il mio cuore è una piuma di struzzo, Gli animali della mia vita, La banda della rosa), alcuni ora ripubblicati da Piemme Junior nella Collana “Il battello a vapore”, che sono stati tradotti anche all’estero ed hanno ricevuto numerosi premi.

domenica 20 aprile 2008

Un sordo speciale, Roberto Di Mario. Valori e pedagogia dell’esistere


Un sordo speciale, Roberto Di Mario. Valori e pedagogia dell’esistere.
Di Sergio Andreatta


Consigliere presso la Sezione provinciale dell’ENS di Latina e strenuo difensore dei diritti dei sordi italiani.

Ad una anno dalla morte una cerimonia religiosa in Santa Chiara a Latina.


La figlia Maria Civita, noto personaggio televisivo, lo ricorda con parole commoventi e gesti commossi. Sta in piedi al lato dell’altare dove don Daniele Della Penna celebra la messa. Usa con impressionante scioltezza il linguaggio gestuale, la L.I.S., per comunicare e interagire con la folta comunità dei sordi presenti, con i familiari, i tanti amici, i fedeli. Traduce le preghiere, il vangelo, la colta omelia di un parroco che è anche il responsabile per la pastorale giovanile della Diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, (tre cattedre medievali e una moderna a sincresi di una nuova, più grande diocesi). E Gesù disse: ”Io sono la via, la verità e la vita” nel vangelo secondo S. Giovanni (14, 1-12). Occorre un sacerdote colto per spiegarlo bene all’assemblea e lui, infatti, fa riferimenti anche di architettura, alla chiesa di S.Stefano Rotondo in Roma. Ma Don Daniele, non lo dico con la partigianeria sospetta del parrocchiano e dell’amico, è una persona colta, oltre che interiormente convinta della sua missione. E’ anche scrittore, poi, e i diritti d’autore della sua opera prima (a giorni dovrebbe uscire “ La Leggenda della dama splendente” un bel libro di fantasy di cui è coautore nello pseudonimo di D.S.Walker lui e di M.J.Moon il compagno) li ha destinati per la sua parte all’edificazione della nuova chiesa… C’è tutta la famiglia di Roberto, oggi qui presente. La moglie Lucia Zangrillo, i figli Aldo e Maria Civita, i nipoti. Quest’ultima l’abbiamo vista spesso sugli schermi televisivi, minuta con i suoi capelli neri ondulati, ricordare con la L.I.S. agli elettori delle recenti politiche come utilizzare correttamente la scheda, interpretare dal palco i discorsi dei principali leader politici, non soltanto di quelli approdati sul palco di Piazza del Popolo a Latina come Veltroni e Fini. Alla fine suo marito, Aldo Cianchetta, leggerà al microfono un commovente pensiero per Roberto scritto da M.Civita che, intanto, lo sta traducendo nella lingua gestuale dei sordi. Violando il velo della discrezione al termine della cerimonia me li farò consegnare questi tre foglietti manoscritti in fretta. “Caro Papà, è già un anno che sei scomparso. Mi sembra incredibile che sia passato già un anno, eppure siamo qui oggi. Tutti qui riuniti, nonna Velia, Mamma, io, Aldo, zio Luciano, zia Paola, tutti i tuoi amici e quanti ti hanno conosciuto e voluto bene. Per ricordarti. Sei stato un papà speciale, un marito speciale, un uomo speciale e poi, voglio ricordarlo, un… sordo speciale. Sei stato un esempio per tanti giovani sordi, fermo nei tuoi principi e strenuo difensore dei diritti dei sordi italiani. Forse anche per questo ho deciso di diventare interprete, per abbattere quelle barriere della comunicazione che spesso si frappongono tra mondo udente e sordo. E poi non posso dimenticare e non dimenticherò mai i tuoi mille interessi, lo sport, l’atletica, il sollevamento pesi, le tue immersioni in mare, i funghi, la pittura, la scultura come nonno Lorenzo… Ti ricorderò per sempre chino su di un ciocco di legno da lavorare o dietro il cavalletto con il pennello… perché dicevi di aver bisogno di estraniarti da tutto e la cosa ti rilassava…”.Continuando a scrivere ogni giorno su ciò che casualmente mi capita, mi imbatto nuovamente questa mattina, come già l’anno scorso quando avrei voluto scrivere ma poi non lo feci, su questo personaggio significativo della città. Così chiedo a M. Civita (in foto) i suoi appunti, spiego che voglio pubblicarli perché sono importanti, incoraggianti per tanti che vivono la medesima condizione di handicap e non la sopportano con la serenità, gli interessi sportivi e culturali e la forza morale dimostrati da suo padre. “Roberto è una pedagogia che va insegnata”, le dico, ben oltre la L.I.S. che pure è, sicuramente, uno strumento importante di comunicazione. Simbolo di una vita che vale sempre, non la pena, ma la gioia di vivere, di una lotta contro il limite della natura e che si può tentare di pianificare anche nelle sue tremende difficoltà. E i figli belli e sani sono qui davanti a me a testimoniarlo. Questo è, forse, il coraggio di passi che piedi forti non si negano a priori di calcare: “Chi è incerto, titubante, chi ha paura mi segua!” sembra gridare Roberto col suo esempio…Vivere bene è il primo compito che abbiamo, la prima comunicazione che emaniamo, con i gesti prima ancora che con le parole. La comunicazione con i gesti è sicuro, infatti, che “è amore” e non tradisce mai, almeno non così spesso come quella con le parole, a volte pronunciate in fretta e per frode.

© - Sergio Andreatta


La L.I.S., Lingua Italiana dei Segni, è ancora scarsamente e/o superficialmente conosciuta in ambito sociale e scolastico. “I segni come parole” da sempre, fino a diventare naturalmente la lingua dei sordi, un tramite di integrazione tra il loro mondo e il resto della società. Come educatori non possiamo ignorare questa modalità comunicativa (come dirigente scolastico del IV Circolo didattico di Latina mi avvalgo di una di queste specialiste nella scuola primaria di Borgo S. Michele) se vogliamo avvicinarci al mondo dei sordi, interagire con loro, venendo così, ma non pietisticamente, a conoscere le loro più interiori espressioni dell’anima. (Questo è il 200° articolo on-line per questo blog; altri 600 sono leggibili in www.telefree.it, numerosi altri in www.sabaudiain.it , in www.scuolainospedalelatina.blogspot.com , in www.quartocircolo.it e altri siti ancora: ricercabili sul motore www.google.it ).

lunedì 14 aprile 2008

Verso un patto nazionale per la scuola?

E dopo il brindisi elettorale, sotto a chi tocca, subito a rimboccarsi le maniche per il bene del Paese.


I Seminari di Fiuggi de "La Scuola laziale riflette su se stessa", hanno confermato tra i Dirigenti scolastici la convinzione di una necessaria intesa "bipartisan" ad evitare continue, contrapposte, spesso esiziali soluzioni. Si abbia, quindi, il senso di cercare continuità nella discontinuità.

E ora, chiunque tra poco sia il dichiarato vincitore delle elezioni politiche, diventa necessario sottoscrivere quel patto nazionale per la scuola che coinvolga tutti gli stakeholders, i soggetti interessati, dal Governo alle Famiglie (Forum delle Associazioni dei Genitori), dagli Enti locali ai Sindacati. No, di fronte all'ormai evidente declino culturale del Paese non è più permesso temporeggiare. All'interno del panorama culturale la crisi del sistema scolastico italiano e' così avanzata e profonda da richiedere lo sforzo congiunto (bipartisan) di tutti, sempre che questo sia anche sufficiente per invertire il trend della pericolosa inclinazione in atto. In un recente confronto tra sottosegretari all'istruzione pubblica, Aprea e Bastico, promosso tempo fa dalla rivista TUTTOSCUOLA, è emersa l'idea di una possibile intesa su alcuni aspetti tra cui: quello economico, quello ordinamentale, quello istituzionale, quello sindacale, quello della valutazione di sistema.

Sul versante economico bisognerà trovare le risorse, hanno concordato, per innalzare gradualmente la spesa, che nel 1990 era del 10,3% sulla spesa pubblica totale contro l'8,8 del 2006, avvicinandola ai parametri internazionali della percentuale media dell'area OCSE (6,1% del PIL contro l'attuale 4,5%). Questo indirizzo importerà, ovviamente, l'obbligo di razionalizzare le componenti della spesa, lottando contro visibili inefficienze e sopravviventi sprechi.

Sul versante ordinamentale alle due sottosegretarie è sembrato importante concordare sulla riduzione degli orari e sulla semplificazione delle materie di studio per grandi branche, potenziamento, però, anche la filiera tecnico-professionale. Più che di grandi, ricorrenti e conclamate riforme occorrerebbe, questo è anche una conclusione emersa nei giorni scorsi a Fiuggi in occasione degli importanti Seminari dei dirigenti scolastici de "La Scuola laziale riflette su se stessa", la necessità di un confronto e di un taglio europeo per l'obbligo scolastico e sull'educazione permanente, lungo tutto l'arco della vita, nel presupposto dei cangianti scenari culturali e lavorativi, magari anche partendo concretamente, o no, da alcuni spunti concreti prodotti già da Moratti e Fioroni.

Sul versante istituzionale bisogna che le forze politiche si impegnino per l'attuazione piena del Titolo V della Costituzione, con l'obiettivo della ricomposizione delle funzioni inerenti l'istruzione, in un quadro in cui i poteri e gli strumenti che spettano a ciascun Soggetto istituzionale - Stato, Regione, Autonomie locali e scolastiche - risultino coordinati (nel precedente articolo in www.andreatta.it ho parlato in merito di "sinergia vincente") per realizzare l'imprescindibile fine comune di un governo moderno, efficiente ed efficace, del sistema formativo).

Sul versante sindacale, con una visione finalmente ribaltata e innovativa, bisogna che le OO.SS. riscoprano e valorizzino, e non osteggino, il merito professionale e l'avvio di una vera e propria carriera per i docenti con un adeguamento retributivo a livello europeo (anche questo ci farebbe integrare meglio nell'UE), con una significativa filiera formativa per tutti gli operatori e una necessaria riqualificazione professionale degli ATA, particolarmente dei collaboratori scolastici. Necessario, allora, studiare e applicare forme e interventi per il superamento definitivo, con concorsi banditi a cadenza puntuale, del fenomeno del precariato che si accumula e delle sanatorie di qualunque genere che successivamente si impongono. Un'accettabile politica, da chiunque portata avanti, deve dimostrare di saper programmare, di saper governare i processi e le dinamiche anche quelli più complessi e difficili bandendo da sé ogni clientelare idea e prospettiva di condoni e sanatorie (dall'urbanistica al trattamento dei rifiuti solidi urbani, alla gestione dell'accesso programmato nel mondo del lavoro) altrimenti scivoleremmo impoliticamente verso il... "terzo mondo" rinunciando ad essere un'Italia in un'Europa che cammina.

Sulla valutazione di sistema, infine, essa svolge in altri Paesi una preliminare ed essenziale funzione di sostegno all'innovazione e al miglioramento della qualità. Tanto più importante se si crede e si vuole giustamente puntare a rafforzare e a garantire l'autonomia didattica, di ricerca tecnico-scientifica, funzionale, giuridica e amministrativa delle nostre Istituzioni scolastiche. Altrimenti sarà sempre più, la nostra, un'autonomia monca che continua a muoversi tra crisi e utopia.

di: Sergio Andreatta




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giovedì 10 aprile 2008

La Scuola laziale riflette su se stessa


La Scuola laziale riflette su se stessa

Gli Stati generali della scuola regionale riuniti a Fiuggi dal direttore Raffaele Sanzo.


Raffaele Sanzo, direttore generale dell'USR del Lazio (foto e articolo Sergio Andreatta).

Scuola e società: da: www.andreatta.it di Sergio Andreatta





Gli Incontri Seminariali promossi dall'Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, dal 31 marzo all'11 aprile, non sono alla ricerca della qualità scolastica perduta ma per mettere in risalto quella esistente, seppure a volte mortificata. Sono riuniti nella cittadina termale tutti i dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, poco meno di mille persone, per una riflessione sullo stato generale delle cose ma anche per un'autoanalisi articolata e approfondita delle questioni e dei nodi di maggiore attualità. L'obiettivo dichiarato è quello della promozione di un miglioramento complessivo. Costituita una "cabina di regia" per la propulsione delle iniziative. Prevista la pubblicazione delle migliori pratiche (the best practices) didattiche sul sito regionale (www.lazio.istruzione.it/ ) e, successivamente, degli Atti del Convegno.

Una due-giorni di lavoro intenso, favorito dalla pioggia battente che costringe dentro i saloni dell'accogliente Silva Splendid Hotel. All'incontro dall'8 al 9 aprile cui partecipo, e che riflette la cadenza organizzativa di quello precedente e di quello successivo, partecipano tutti i dirigenti scolastici delle Direzioni didattiche, degli Istituti Comprensivi e delle Scuole Medie Statali delle Province di Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti. Per ospitarli è stato necessario estendere la rete dell'accoglienza ad altri due hotel, il San Marco e il San Giorgio. Anche un'iniezione di fiducia, quindi, per la declinante economia alberghiera di Fiuggi. Oltre a Sanzo, vero regista e mattatore, sono presenti il dirigente dell'U.S.P. di Viterbo, non di altre province, alcuni funzionari ministeriali, alcuni ispettori. In realtà chiunque ricoprisse una funzione di spicco nella scuola del Lazio era invitato ad esserci per gli apporti possibili. Una partecipazione non obbligatoria, non accolta da tutti. Un direttore generale, al contrario, avvicinabile da tutti. Pare sia la prima volta che questo accade nella storia scolastica della nostra regione. Per una settimana, l'anche capo di gabinetto del Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, vive praticamente insieme con i responsabili degli uffici e delle scuole, mettendosi in situazione di ascolto e offrendo lui stesso linee e prospettive di cammino per una scuola catalogata in discesa nei parametri valutativi dell'OCSE-PISA. Una scuola, quella del Lazio rappresenta all'incirca un decimo di quella italiana, che se non cambia rapidamente indirizzi, se non dimostra di sapersi riprendere con un sussulto di orgoglio, con una ricerca-azione innovatrice e implementatrice dall'interno, potrebbe finire col diventare tra breve inutile o di puro servizio assistenziale, più che formativo qualificato, per gli utenti. Ma è la stessa società più larga, con tutte le sue componenti, che è chiamata a riflettere sul ruolo della scuola oggi. Negando valore al merito, all'impegno la nostra si descrive come "una società senza qualità" parafrasando il titolo di un noto libro dello scrittore austriaco Robert Musil. La società italiana, a prescindere da chi governi l'altalena, sembra in arretramento di posizioni. Anche simbolicamente. La "contingenza" è ritenuta politicamente essenziale, l'esserci della persona, per il solo fatto di "esserci" senza ulteriori aggettivi qualificativi, il destinatario di ogni attenzione. In questa concezione, peraltro nobilmente umanitaria (umanesimo integrale), si lascia un pò sopire il valore dell'eccellenza. Non possiamo più permettercelo! Bisogna uscire da questa "notte buia", senza peraltro sottovalutare e disconoscere mai ciò che viene fatto ogni giorno da scuole con un'organizzazione dinamica complessa, dentro strutture precarie e spesso insicure, in contesti socioculturali di frontiera, con pochezza di finanziamenti. Rispetto agli altri suoi predecessori, il direttore Sanzo non proviene dai ruoli amministrativi, dalla schiera di quelli che muovono solo le carte sulle scrivanie e, purtroppo, poco o nulla capiscono dei processi educativi in atto nelle scuole e delle problematiche che si aprono di continuo sul territorio. L'autonomia scolastica se ha un significato è quello della risposta ai bisogni, una modalità per tentare di sciogliere più speditamente certi nodi gordiani. Il direttore generale dell'USR del Lazio proviene dai ruoli ispettivi, dopo essersi speso come docente in vari ordini di scuole, partendo dalle elementari. Chi più di lui, quindi, seppure sembri a volte eccessivamente energico e "caparbio" a suo stesso dire, dovrebbe essere in grado di capire e di offrire i competenti supporti ai "presidi"? Senza sconfinare nella tecnocrazia... Questa iniziativa interprovinciale serve a fare il punto, a dare imput, a sostenere le istituzioni, a programmare e a coordinare con sistematicità gli interventi sul territorio di una scuola che vuole investire, perché la società moderna deve investire, sull'inesauribile giacimento culturale della conoscenza. L'appuntamento di Lisbona 2010 ci pone dei traguardi precisi, già delineati in precedenza da vari Libri Bianchi della Commissione dell'UE tra cui quello famoso sull'istruzione e la formazione curato da Edith Cresson nel 1995. Come nel libro bianco lo scopo ambizioso di questo Seminario di Fiuggi mi sembrerebbe quello di mobilitare tutti gli attori chiave - prima gli operatori scolastici laziali ma poi anche sperabilmente le autorità locali e regionali, i partiti politici e la società civile - al fine di creare un senso comune di impegno e partecipazione sulla scuola della regione e chissà... In vista di questo appuntamento era stato avviato un progetto di rilevazione delle esigenze, anche per valutare l'impatto delle nuove Indicazioni per il Curricolo (prime ottemperanze di studio, ricerca, sperimentazione, sui primi effetti di ricaduta, sulle numerose criticità). Le segnalazioni dei dirigenti scolastici, organizzate in item, venivano monitorate e tabulate da un nucleo di valutazione andando ad offrire in sintesi nuova alimentazione per l'articolazione dei dibattiti. Seminario per... seminare, per continuare sempre a seminare come è nella specificità distintiva dell'educazione e della pastorale. A Fiuggi sono state seguite tante piste diverse e interconnesse tra loro, da quella dell'esame delle criticità più comuni, superando una visione di avvolgente e inerziale palude, all'autonomia organizzativa e didattica, alla sicurezza strutturale degli edifici, ai rapporti tra istituzioni scolastiche (la cui autonomia è garantita dal Tit. V della Costituzione) ed Enti locali che spesso la ignorano, alla tutela della privacy, al contenzioso nei suoi aspetti giuridici, alle prospettive economico-finanziarie. Nella suggestione dei rispettivi interessi i dirigenti hanno formato gruppi di confronto e, ponendosi in circle-time, hanno dato anima ai lavori sull'area prescelta, producendo contributi per gli intergruppi, slide di sintesi per l'assemblea generale e proposte e relazioni per la direzione generale. Nelle considerazioni conclusive il direttore Sanzo ha fatto riferimento alla necessità di una "cabina di regia" regionale, cui anche il sottoscritto è stato chiamato a far parte, che si riunirà a Roma già dal prossimo 21 aprile...Tante volte mi sono chiesto, e dopo quarantun anno di servizio mi sento anche legittimato ad esternarlo, che cosa volesse dire migliorare l'offerta, ottimizzare un servizio come questo. Non vorrà dire poter tagliare dei traguardi ambiziosi, congruamente prefissati, attraverso una nuova cultura pedagogica e metodologica? Non vorrà dire puntare realmente alla valorizzazione delle risorse umane? Non vorrà dire, forse anche, premiare differentemente, dietro valutazione delle prestazioni e dei risultati raggiunti, il miglior lavoro di tanti garantendo loro uno stipendio interessante, lasciando quello di base a chi è incapace di progredire professionalmente, arrivando pure a licenziare senza troppe tutele sindacali gli scansafatiche? Non vorrà dire, anche, che la scuola non può essere il protettorato dei raccomandati, di sindacalisti arruffoni, di persone senz'arte né parte? Se la conoscenza, il know-how, è il migliore investimento possibile bisognerà pure sostenerla, chiedersi come si possa riuscire a trasmettere i saperi giusti, come far apprendere e rinforzare le competenze, come riuscire ad elaborare una cultura, non soltanto pedagogica, nuova. Ogni scuola si chieda e proclami qual è la teoria dinamica che sottende, legittima e sostiene i suoi percorsi formativi. O la pedagogia nel 2008 è morta? Da troppo tempo, ormai, ci interroghiamo sulla necessità di una scuola moderna, efficace ed efficiente nei percorsi, positiva nei risultati secondo una valutazione di sistema e la soddisfazione crescente dell'utente. Eppure grandi miglioramenti non si sono visti in questi ultimi anni. Vuol dire che siamo, forse, incapaci da soli, noi operatori scolastici, di far scoccare la scintilla dell'innovazione? Che cosa osta, ad esempio, ad un maggior impegno di orario lavorativo e di intensità da parte del docente? Un pactum scelleris basato sulla consapevolezza del mediocre stipendio che giustificherebbe una mediocre prestazione? La demotivazione, professionale ed economica, in uno scenario sociofamiliare connotatosi anche come più complesso, può essere diventata più forte della stessa motivazione? Quali sono gli obiettivi realistici, ragionevoli, stimolanti e raggiungibili verso cui un docente, e la squadra di cui fa parte integrante, tende? Sono obiettivi su misura dei bisogni di sviluppo psicoaffetivo ed intellettuale dello studente che ha in cura, ma nello stesso tempo anche obiettivi di interesse per una società civile che non voglia farsi fotografare come decadente? Obiettivi misurabili e misurati? Premiabili e premiati? Bisognerebbe fare tutti, signori miei, meno retorica su ampie idee di riforma e noi anche sulle pagine cartacee dei voluminosi P.O.F. (Piani dell'Offerta Formativa) spesso attuati soltanto nelle intenzioni. Bisognerebbe instaurare un obbligo di formazione-autoformazione in progress dello stile professionale che vada a potenziare competenze e autostima, a modulare le prestazioni docenti sulla soddisfazione di bisogni sempre nuovi dell'utenza modulandole sul cambiamento dei contesti. Ma per non causare ulteriore demotivazione e favorire il distress, per elevare la qualità dei prestatori e delle prestazioni bisognerebbe anche retribuire meglio chi dà e fa di più. Non sarebbe ora di mandare in discarica, a Malagrotta, tutte le vetero-idee di pseudo-egualitarismo proclamate negli anni del post-'68 e ancora sopravviventi? Bisognerebbe professare scientificamente i metodi della didattica e dell'organizzazione del lavoro, in questo caso della professionalità docente, nel rispetto dei principi dell'autonomia, seppure secondo un'idea di gestione integrata con gli Enti Locali chiamati ad essere coprotagonisti a tutti gli effetti. Bisognerebbe senza ulteriori temporeggiamenti, anche sull'evidenza delle percentuali di voto alle ultime elezioni, por mano alla riforma degli Organi collegiali, superando arretrate idee di partecipazione di massa nella gestione delle scuole. Nella discontinuità della politica al governo bisognerebbe, infine, recuperare una linea di continuità bipartisan nel tornaconto esclusivo di un Paese, non interessato da una sterile dialettica tra cristo e barabba. La mancanza di intesa sul necessario (le riforme essenziali) tra forze politiche antagoniste "c'est douleur non pareille" per il Paese. Per Francois Rabelais il dolore-malattia era dovuto alla "faulte d'argent", ma la mancanza d'intese porta alla fine alla mancanza di finanza o al mal uso clientelare della poca di cui si dispone per far fronte ai problemi. No, l'Italia non può essere lasciata andare alla deriva, neanche educativa. E i sindacati, in questo bisogno di ribaltamento di logica, di posizionamento e di concorso di contributi nuovi e creativi, sapranno tutelare finalmente l'etica di un miglioramento non più differibile, sapranno supportare un'idea di concertabile cambiamento o non si trincereranno ancora una volta nella difesa ad oltranza dei loro lobbistici poteri?... All'alba del mio secondo giorno di permanenza a Fiuggi, meglio in ora ancora decisamente antelucana, comincia a fischiare un merlo nel giardino dell'hotel cui si aggiunge un cuculo, quindi il vibrante rumore di un camion che passa a raccogliere le immondizie cittadine...Voci, suoni e rumori diversi, completamente slegati fra loro. Quali e come sono le voci di un'autonomia scolastica ancora incompiuta? Così disparate e opposte anche tra noi, addetti ai lavori, al punto che non sappiamo aprirci a una sinergia vincente con la politica e con il territorio? Il coinvolgimento delle realtà locali e la stretta interconnessione per alcune decisioni sono, al contrario, un fattore-chiave per aumentare non soltanto la capacità di percezione ma, soprattutto, di soluzione dei problemi delle nostre scuole.
Sergio Andreatta, dirigente scolastico, carodirettore@quartocircolo.it