venerdì 31 ottobre 2008

Gelmini, tra riforma, controriforma e pseudoriforma.


Malgrado l’approvazione della legge n.1108, già "decreto Gelmini",lo “scuola day” sulla chiamata dei sindacati scontenti del metodo e della sostanza ha mobilitato ieri nel Paese milioni di persone per chiedere al governo l’apertura di un tavolo di confronto. (Ma il gruppetto dei facinorosi votati alla violenza,in foto di agenzia, non manca mai.Sarebbe insolitamente strano diversamente).

di Sergio Andreatta, psicopedagogista e dirigente scolastico decano del Lazio.

Ieri mattina lo sciopero del mondo della scuola ha registrato picchi di adesione numericamente mai visti in precedenti indizioni, (anche nel mio circolo didattico di Latina dove ha aderito il 91% dei docenti e il 69% degli ATA), con il 70% nel Paese (il 57% ammetterà a bocca stretta il governo). “Voglio essere chiaro - aveva detto Massimo Veltroni parlando sabato scorso al Circo Massimo - ogni posizione conservatrice sulla scuola e l’Università è sbagliata. Abbiamo bisogno della scuola dell’autonomia e del merito. Di una scuola che abbia fiducia nella capacità di scelta dei ragazzi. Di una scuola guidata da un progetto educativo moderno e capace di promuovere opportunità sociali e merito, in un contesto di permanente, indipendente, valutazione di qualità”. Quel progetto educativo di sviluppo che se non manca del tutto nel grembo del D.L. n. 137 e della L. n. 133, risulta tuttavia fondamentalmente impastato con l’intrusione della logica dei tagli portata avanti dal ministro Brunetta. Tagli, sicuramente, in parte giustificati. Però così sembrerebbe annientato anche quel disegno, almeno connotato di una sua logica e organicità interna, delle “tre I” portato avanti dal precedente ministro del governo di destra Letizia Moratti. In una scuola primaria, unica ben collocata tra le italiane nelle classifiche OCSE-PISA “il bambino della ragione” come era stato delineato nel suo target commisurato ad un’Italia in trasformazione dal pedagogista Mauro Laeng con i Nuovi Programmi della scuola elementare del 1985 al posto di quelli “tutto sentimento e fantasia” dei programmi del ‘55. Poi la Legge n. 148 del 1990 aveva introdotto un consonante impianto organizzativo per moduli (tre insegnanti su due classi) a implementazione del pensiero creativo e critico del bambino. Ora che il decreto è stato approvato e convertito definitivamente in legge ieri (162 sì, 134 no, 3 astensioni al Senato) con la sua nuova architettura del “maestro unico” unicamente ispirato da scelte di bilancio e dinamiche di taglio per il reperimento di risorse da destinare ad altro e che una richiesta di referendum abrogativo si profila all’orizzonte, resta a molti l’amaro in bocca per quel nessun confronto cercato e attivato con tutti i soggetti interessati, giovani studenti, famiglie, docenti. Di questa che non si può definire certo “né una riforma né una controriforma” colpisce particolarmente, quindi, il metodo fortemente direttivo perseguito dal governo Berlusconi. E oggi, ecco aprirsi uno “Scuola day” con 1.200.000 persone che, malgrado le critiche condizioni di maltempo, si sono riversate per le strade di Roma per partecipare alla manifestazione nazionale. La protesta è forte ma non sembra, oltre ogni apparente folklore, del tutto strumentale. Ovunque le televisioni e i giornali, ma anche gli osservatori interni alle istituzioni, hanno raccolto espressioni di preoccupazione se non di umiliazione tra i maestri elementari che si vedono indeboliti un pò nel loro slancio e nella loro voglia di dedicarsi a questa difficile professione. E, allora, tutti dietro uno slogan: guerra alla “riforma Gelmini”, soprattutto contro il ritorno imposto del “maestro unico, più che sugli altri quattro punti di vista pure previsti e non incompresi: voti in decimi al posto dei giudizi, voto in condotta, grembiule, educazione civica… I dubbi della pseudo-riforma Gelmini sembrano, invece, rimanere tutti sul modo e sulla misura della “reintroduzione del maestro unico”. In questi mesi non c’è stata nessuna chiamata per una negoziazione, se non per una condivisione sulla linea, seppure i sindacati , che per il passato hanno goduto di grande ed esuberante potere (strapotere) e privilegio, non possano continuare a coltivare la loro pretesa di essere assolutamente indispensabili. Il governo deve poter governare, meglio nelle forme del dialogo. Ricordo quando, oltre una decina d’anni fa, un ministro a me vicino mi chiese un parere tecnico (oltre che psicopedagogista sono il decano dei dirigenti scolastici del Lazio, se non d’Italia) proprio sulla questione del maestro unico e ricordo bene di avergli risposto per iscritto con motivazioni che ammettevano di pensare utilmente ad un maestro prevalente ma per le sole classi I-II. In questa legge, però, non si ravvisa ancora nessuna idea di riforma, a meno di volersi riferire riduttivamente a questo ripristino del maestro unico nella scuola primaria che comporta a cascata un ripensamento dell’intera organizzazione e della didattica pur senza ancora un’idea sociologica dell’organizzazione e pedagogica della didattica. Dove sono i contenuti, dove la proposta oltre la mera logica dei tagli frettolosamente concepita nell’agosto scorso. E dove va a finire il principio costituzionale dell’autonomia delle istituzioni scolastiche? A farsi benedire… E che senso ha più, ora, continuare a parlare di P.O.F., piano dell’offerta formativa? Non sarebbe più logico e legittimo, e forse neanche del tutto negativo nell’idea di riprendere certi discorsi sfuggiti di mano, valutare in coerenza di reintrodurre di nuovo i programmi di Stato con carattere di prescrittività? Ma questo indirizzo mi sembrerebbe contraddittorio con l’insinuato pensiero della privatizzazione e delle fondazioni. Quindi è la filosofia di sfondo che sta dietro l’azione di governo nel suo insieme, e specialmente dei ministri Tremonti e Brunetta, che pur impostata meritoriamente sull’efficienza della pubblica amministrazione in generale e sui risparmi che se ne vogliono ricavare, a sembrare oggi mortificante per il mondo della scuola e dell’università. Certo non bisogna mai avere la paura del cambiamento specie in una pianeta complesso e che ci cambia intorno di continuo, e non sempre in meglio, a velocità elettronica. Qualche innovazione di portata strategica ciclicamente bisogna pure imporla per questo nostro povero sistema scuola (come la valutazione degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, la riforma degli ordinamenti dell’istruzione secondaria superiore, il varo di un vero sistema di istruzione tecnica superiore,…) seppure la scuola primaria sembrasse andar bene. E allora? Non ci si lasci con l’idea pervasiva e pure convincente dei tagli che vanno a mortificare il buono esistente per una direzione che non si sa bene ancora dove porti. E, soprattutto, da questa nuova fase di cambiamenti profondi non facciamo che la scuola possa uscire più povera, gli insegnanti più demotivati, le famiglie più sole ad affrontare la responsabilità di far crescere i loro figli. © - Sergio Andreatta, 30.10.2008

lunedì 27 ottobre 2008

Quando un governo comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle


Una profezia di Piero Calamandrei (11 febbraio 1950).


Quello che sta accadendo in questi giorni nelle piazze e nelle scuole occupate, le proteste dei genitori, degli studenti delle Università che temono tagli profondi alla ricerca e trasformazione in fondazioni private delle stesse, delle maestre elementari che non vogliono ritornare a sentirsi “uniche” e che temono lo stravolgimento di una scuola primaria che finalmente funziona e che si è guadagnata uno spazio di ammirazione e di invidia nel mondo, dei dirigenti scolastici che pure meno si espongono temendo ritorsioni e alla fine legheranno “l’asino dove il padrone vuole“, di tante persone che pure non si riconoscono necessariamente nell’opposizione così tanto temuta dal “leader maximo” Silvio Berlusconi che pure continua a disporre, a suo dire, del 70% del consenso procuratogli dal tam-tam incessante dei servi sciocchi delle sue televisioni e dei sondaggi (commissionati ad arte per esiti su misura di chi può disporre degli ingenti mezzi economici necessari per farli collimare con i suoi “desiderata”), tutto questo aveva previsto in anticipo un Piero Calamandrei durante il Congresso dell’Associazione a difesa della Scuola Nazionale. Siamo a Roma l’11 febbraio 1950. I movimenti estesi e i malesseri civici pullulanti in tutto il Paese e tra tutte le categorie sociali contro alcuni aspetti della L. n. 133 sono la migliore “Associazione a difesa della Scuola pubblica italiana”, almeno di quella parte che funziona (infanzia e primaria) pur senza voler negare l’esigenza di un miglioramento e di una ottimizzazione sempre sostenibile se si va a toccare quella parte del sistema-istruzione che, invece, non funziona e declassa il paese nelle graduatorie dell’OCSE e cioè, segnatamente, la scuola superiore e, in parte, la stessa università proliferata in mille sedi anche di villaggio (es. Scienze motorie a Ponte Melfa che è una frazione di Atina), dispersa in mille corsi anche inutili se non nocivi e destabilizzanti per il futuro occupazionale che non possono offrire e mantenere nella promessa. E qui, cara Mariastella Gelmini, siamo d’accordo che il bisturi potrebbe anche servire. Ma perché, caro Giulio Tremonti, piccarsi a tagliare sulla scuola primaria non conoscendone neanche i meccanismi interni di funzionamento?… Che cosa aveva, dunque, profetizzato Calamandrei nel 1950? Eccola, la sua tesi ieri riportata a pag. 11 del quotidiano La Repubblica: “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? (…) Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private”. Ma non sembra esattamente quello che sta accadendo in questi giorni? Sergio Andreatta

mercoledì 22 ottobre 2008

Paco Roca a Latina



Tunué, Editori dell'immaginario, presenta il graphic novel, evento dell'anno, "Rughe".


Aula Pacis della Scuola Primaria "Carlo Goldoni", Quarto Circolo Didattico di Latina in Via Sezze 25: lunedì 27 ottobre 2008, alle ore 11.

Nel suo tour per l'Italia il famoso autore spagnolo di fumetti Paco Roca approda anche a Latina, la città del suo editore. L'appuntamento è per lunedì 27 ottobre 2008, alle ore 11, presso l'Aula Pacis della Scuola Primaria "Carlo Goldoni" del Quarto Circolo Didattico di Latina diretto dal prof.Sergio Andreatta, in Via Sezze 25. Emanuele Di Giorgi di Tunué, Editori dell'immaginario, presenta il graphic novel, evento dell'anno, "Rughe". "Rughe racconta con precisione la battaglia contro la vecchiaia. Una battaglia senza armi, non esente da lacrime e pene" scrive il critico letterario di Le Monde Ives-Marie Labbé. Emilio, un anziano direttore di banca affetto dal morbo di Alzheimer, e' ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età dove vive il passaggio obbligato da una vita iperattiva ad una condizione esistenziale di inerzia da senilità, aggravata da una malattia che non lascia scampo. In questo ambiente, egli si adatta alla convivenza con i suoi nuovi compagni e con il personale parasanitario che lo accudisce, cercando di non sprofondare nel pericolo di una routine quotidiana. La lotta contro la malattia è sorretta dalla sua volontà di mantenere la memoria e di cercare di evitare di essere trasferito all'ultimo piano della casa, quello del non ritorno. La memoria retroattiva si impegna così in un excursus fino ai tempi della scuola elementare e poi... La mancanza di memoria - dai ricordi alle cose più semplici, come il saper mangiare o il vestirsi - la mancanza di contatto con la realtà, il disagio dei familiari e dei pazienti nei confronti di questa malattia senza ritorni, sono descritti con un misto di umorismo e commozione. Un tema molto attuale e non soltanto per me che, pure, ho dato a La Sapienza oltre trent'anni fa una tesi di laurea in pedagogia ad indirizzo psicologico sullo stesso tema (Sergio Andreatta, "Vecchiaia e Società" (pp.gg.347), 1976). Problematica di grandissima attualità per la nostra società contemporanea. Paco Roca, con alle spalle una decina di graphic novel, numerosi premi e pubblicazioni in Francia, Spagna e Italia è uno degli autori di riferimento per la Spagna. Già a metà degli anni Novanta, si è fatto conoscere nel mercato spagnolo come un artista eclettico, capace di raccontare e disegnare diversi tipi di storie con la stessa intensità. Pubblica regolarmente per la rivista spagnola La Cúpula e ha già realizzato diversi graphic novel: Gog, Il gioco lugubre, Figli della Alhambra e Il faro (Tunué), alcuni dei quali sono stati tradotti in Francia e in Italia. Con Rughe - il suo ultimo graphic novel che racconta la storia della decadenza psicofisica di Emilio colpito da Alzhimer - ha ottenuto successi di critica e di pubblico in Francia, Spagna e Italia, e ha vinto numerosi premi tra cui: "Miglior fumetto spagnolo" per il Diaro de Avisos di Tenerife e quello come "Miglior opera e Miglior sceneggiatura al Salone internazionale del fumetto di Barcellona.

Paco Roca

Rughe

Tunué, 2008 - Collana «Prospero's Books», n. 13

di: Sergio Andreatta




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mercoledì 15 ottobre 2008

Per la L. 133/2008 in pensione coatta chi ha 40 anni di contributi, anche se ne ha meno di 60 di età?



La rinuncia dello Stato al know-how. Per la L. 133/2008 in pensione coatta chi ha 40 anni di contributi,anche se ha meno di 60 di età.

Contrariamente a quanto ripeteva spesso Paul Newman che “dalla vita non si esce mai vivi”, consola almeno sapere che dalla scuola invece…



Lo Stato italiano rinuncia al know-how... E non si finisce mai di scoprire qualche effetto perverso incluso nella tanto discussa Legge n. 133 del 2008. Così con l’art. 71, (nuove modalità di pensionamento o mantenimento in sevizio del personale del pubblico impiego), comma 11, si dispone (salvo diversa interpretazione attuativa) il pensionamento “coatto” del dipendente statale e, quindi, anche del dirigente (sono esclusi soltanto i magistrati e i docenti universitari il cui limite resta quello dei 75 anni, salvo ulteriori deroghe con “leggi ad personam”, tipiche di questo governo, come quella che potrebbe riguardare il noto e controverso magistrato di cui si sente tanto parlare in questi giorni) che compiano 65 anni di età o abbiano 40 anni di contribuzione. E nella lista di tali dirigenti dello stato mi trovo incluso anch’io, benché ancora lontano dai 65 anni di età perchè già in servizio continuativo dall’1.11.1967 (nelle varie e successive funzioni di istitutore, docente, dal 1979(2009) di direttore didattico e dirigente scolastico), quindi per… il solo torto della maturazione del requisito (capestro!) di oltre 40 anni di contributi. A 61 anni appena compiuti! E questo con un taglio di ben 10 anni su quanto legittimamente consentito soltanto fino al 31 agosto scorso. Davvero paradossale! Contrariamente a quanto ripeteva spesso Paul Newman che “dalla vita non si esce mai vivi”, consola almeno sapere che dalla scuola invece… Come a dire che lo Stato secondo Tremonti, contrariamente ad ogni saggio principio di buona amministrazione (considerato che dal punto di vista economico lo stato congeda 1 e pagherà 2) e di valorizzazione delle risorse umane e professionali, ti dichiara: ”Caro professor Sergio Andreatta, lei ha avuto il torto di cominciare a lavorare troppo presto. Di vincere i (3 progressivi) concorsi “ordinari” troppo giovane. Di acquisire tutte le competenze possibili per il suo lavoro. Di godere ancora di una discreta salute e di una superstite voglia di fare e di dare… Ora, però, a 61 anno, col suo… brillante curriculum, lei… non ci serve proprio più! Continui all’Università, se crede”. Già, l’Università…, quell’altra illustre vittima sacrificata sull’altare della privatizzazione! E’ l’inesorabile caduta del tempo, secondo Emile Cioran ma anche, non ho remore a dirlo, della politica, di questa sconcia politica. Su tale ipotesi di pensionamento coatto e sui criteri applicativi in data 3 ottobre 2008 (proprio in coincidenza del mio 61° compleanno), manifestando la mia volontà di trattenimento in servizio come dirigente scolastico fino all’ordinario limite dei 65 anni (visto, oltretutto, che il lavoro è ritenuto un valore “fondativo” della Repubblica tanto da essere inscritto nell’art. 1 della stessa Costituzione), ho provveduto a chiedere all’U.S.R. del Lazio e alla Direzione del Personale del M.I.U.R. un regolamento che disciplini ogni possibile discrezionalità amministrativa. Sergio Andreatta

Già in D.L. 25 giugno 2008, n.112, art.72, c.11).

domenica 12 ottobre 2008

I Borghi di Latina



I Borghi di Latina

di Sergio Andreatta da andreatta.it

In foto di Sergio Andreatta: Lido di Latina; Borgo Bainsizza, Chiesa di S.Francesco d'Assisi).



Tutt’intorno alla città nuova di Littoria (1932), quasi a sua corona, sorsero numerosi Borghi per lo più nati nello stesso periodo, alcuni però con significative tracce di vita sociale preesistente. Eredità secolari, importanti più di quanto non si possa superficialmente immaginare, che via via riemergono dall’oblio della loro decadenza. I primi quattro Borghi sono quelli da me (in quanto portavoce del C.P.U.A.) definiti, durante le manifestazioni pubbliche antitermovalorizzatore del 2003 I Borghi dell’Ovest (di Latina, naturalmente):

LE FERRIERE sul fiume Astura ove, oltre la grande cinquecentesca Ferriera da cui discende il nome, si trovano i riscoperti ed importanti resti archeologici dell’antica Satricum (per alcuni Suessa Pometia culla della civiltà pontina), oggi come allora (templi della Mater Matuta (VIII sec.a.C.) e di Marte con significativi resti al Museo Villa Giulia di Roma ) luogo sacro, meta di continui pellegrinaggi religiosi verso la Cascina Antica (in foto), casa del martirio (1902) della santa (1950) adolescente Maria Goretti le cui spoglie mortali sono esposte nel vicino santuario della Madonna delle Grazie di Nettuno;

BORGO MONTELLO ( già Conca, Castrum Concharum, nella Selva di Cisterna (Cisterna Neronis) dalla storia antica e con un suggestivo arco che introduce ad un impianto urbanistico basso-medioevale su un acrocoro di tufo, luogo ove i briganti per concessione lateranense poterono reclamare il diritto di asilo fino al 1680 quando venne revocato), luogo di prigioni pontificie (in foto). Il “ Montello Festival ” è stato per un decennio la manifestazione musicale estiva più importante del Lazio per i cantanti di gran nome che ha richiamato;

BORGO BAINSIZZA (per il colore delle sue terre già rintracciabile come Piano Rosso nelle seicentesche mappe dei duchi Caetani di Sermoneta, tra i cerreti e gli scopeti della Macchiagrande con preistoriche tracce e reperti neolitici villanoviani verso i corsi della Femmina Morta (Via Valloncello) e dell’Astura (Via Monfalcone ove la morfologia del terreno lungo il corso dell’Astura, a Casale Nuovo (in foto) nasconde un proto-insediamento umano di 5.000 anni a.C., il suo profilo verso la Valle d’oro suggerisce il nascondimento di preesistenti antichi insediamenti volsci (VII-III sec. a.C.) e, pare, di domus cultae romane (III sec. d.C.). Nei giorni immediatamente successivi allo sbarco di Anzio, che nella notte tra il 21-22 .01.1944 interessò tutte le spiagge più a sud di Nettuno (Nettunia) fino a Torre Astura e allo sbocco a mare del Canale Mussolini a Foce Verde, alcune stanze del Podere dell’O.N.C. n. 769 (Casa Andreatta) sulla strada dello Scopeto divennero per un certo periodo la sede provvisoria del Comando Generale delle operazioni alleate su quel teatro di guerra prima che Churchill si lasciasse andare al famoso commento che su quella testa di ponte ormai “la balena si era arenata”. Nel piccolo centro rurale è da programmare una breve sosta artistica alla pregevole Chiesetta di mattoni rossi e travertini di S.Francesco d’Assisi (in foto), opera dell’arch. della fondazione Oriolo Frezzotti, recentemente arricchita (a cura del prof. Sergio Andreatta curatore e ispiratore del 60° della fondazione,1993-94) da una serie di esaltanti opere del noto pittore rumeno Valentin Timòfte: dal ciclo di dipinti “Il cantico delle creature in terra pontina”, alla grande tela “Morte di S.Maria Goretti”, ad una Madonna, fino ad una plastica Via Crucis e ad una lunetta con S.Francesco benedicente sul frontale (donazione al Borgo di Sergio Andreatta). Lungo Via Monfalcone, in terreno peraltro limitrofo al sito della discarica controllata di bacino, ove sorgeva prima il centro interculturale “ Al karama - La dignità “ ora sorge un punto di raccolta di extracomunitari di etnia rom;

BORGO S. MARIA già chiamata col curioso e ormai perso onomatopeico di Gnif Gnaf, sugli argini dello scavato Canale Mussolini (o delle Acque Alte) ove nel 1937 il famoso paleontologo Alberto Carlo Blanc (poi scopritore del cranio perforato di un “homo sapiens” nella grotta Guattari del Circeo), studiandone la stratigrafia, poté rendersi conto e documentare sul clima e sull’habitat nei passaggi tra le varie ere geologiche. Nei pressi la prima, rinomata cantina sociale (S.Maria) del comune di Latina;

BORGO SABOTINO – Foce Verde, anche apprezzato centro per vacanze marine, (già Passo Genovese o dei Genovesi, nei secoli luogo di traffici e di carico e scarico di legnami forestali e approdo di merci per la capitale del ducato, Sermoneta, per l’interno della Provincia pontificia della Marittima, o per le Ferriere di Conca ) con il “ procoio”, tipica costruzione circolare del ‘700 adibita a dimora di bufale e a laboratorio caseario ora opportunamente restaurato e trasformato in centro socioculturale e la Torre costiera di avvistamento di Foceverde che con altre ( Fogliano, Paola) punteggiava la costa pontificia a difesa da saraceni e da pirati. Nei pressi la struttura con enorme cupola della prima centrale nucleare d’Italia;

Verso ovest, di evocativa ed unica suggestione sullo sfondo di una secolare pineta, TORRE ASTURA, sul luogo dell’omonima città romana lungo la Via Severiana (198-209 d.C. ad unire Ostia con Terracina), ove già prima sorgevano diverse ville patrizie tra cui quella di Cicerone (“olim predium Ciceronis”) ed estese peschiere marine. Nella fortificata Torre medioevale dei Frangipane (potenti signori di un’ampia zona che andava da Terracina ad Astura, a Ninfa prima della sua compera da parte dei Caetani ai tempi di papa Bonifacio VIII), posta in mezzo ai flutti e collegata alla riva da un antico ponte, doveva naufragare la prima speranza, anche di Dante Alighieri nella Divina Commedia, di vedere unificata e liberata l’Italia per mano di Corradino di Svevia. Transfuga, dopo la battaglia persa di Tagliacozzo, questi per convenienza fu tradito dal signore Giovanni Frangipane e consegnato, lui e i suoi pochi seguaci, nelle mani dell’avversario Carlo d’Angiò, re di Napoli che lo fece sbrigativamente processare e condannare a morte per decapitazione il 29 ottobre 1268 nella piazza del Mercato. Molti poeti e letterati si sarebbero commossi e ispirati, in seguito, per questo tragico evento tanto che la personalità di Corradino fu ben presto circondata da un ideale alone di romanticismo. Nel retroterra, poco distante da Astura, al confine con il comune di nettuno, sorge l’antico villaggio agrario di ACCIARELLA, ancora oggi proprietà dei principi Borghese che con il Comune di Latina dovrebbero impegnarsi a salvaguardare integralmente;

BORGO PIAVE, pulsante centro artigianale, ( già Passo Barabino, incrocio di vari passi e passaggi tra la costa e l’interno), nei pressi è “ Miami beach ” grande centro attrezzato per i divertimenti acquatici, vicino è anche la sede del grande Ist. Agrario “ S.Benedetto”;

BORGO PODGORA ( già Villaggio Sessano, primo cantiere operaio pre-bonifica (1927).Visitare nell’attivo centro il piccolo museo;

BORGO CARSO ( già località La Botte, con nei pressi i resti di un qualche interesse archeologico di un’antica domus culta, villa agraria romana ;

CASAL DELLE PALME con gli ormai spettrali ruderi di quella che all’inizio del novecento fu la prima scuoletta di alfabetizzazione, ideata per i figli dei cafoni dagli illuminati progressisti Giovanni Cena, Sibilla Aleramo, Alessandro Marcucci, Duilio Cambellotti che la affrescò ed altri;

CASAL TRAIANO con palazzo padronale dell’arch. Valladier di fine settecento quando il papa Pio VI adoperandosi più di altri suoi predecessori per la bonifica fece scavare alla destra dell’Appia il Linea Pio e la vicina Mesa antica stazione di posta sull’Appia con tomba romana detta di Clesippo;

BORGO FÀITI sulle acque del piccolo fiume Cavata e del canale Linea Pio voluto da papa Pio VI nel 1777 per raccogliere le acque dei fossi miliari (già antico Foro Appio, Forum Appii primaria stazione di posta e di sosta sull’Appia “regina viarum” (costruita nel 229 a.C. per collegare Roma con Capua e poi con il porto di Brindisi ) per cui io, Sergio Andreatta, ho ritenuto di documentare l’interesse storico di una comunità e di un parroco studioso (mons.Giuseppe Marchetti) intestando l’edificio della scuola elementare, anche dotato di una grande palestra, al console Appio Claudio cui si deve la fortuna antica e la prima notorietà del sito;

TOR TRE PONTI, da una torre che fiancheggiava un antico ponte a tre archi, ancora visibile, sul fiume Ninfa. Ci si fermi a visitare la Chiesa di S. Paolo voluta dai papi Pio VI e Pio IX sul luogo dello storico incontro, secondo gli Atti degli Apostoli, tra l’imprigionato Paolo di Tarso e i primi cristiani di Roma venutigli incontro (prima ancora che a Tres Tabernae per riceverlo e rincuorarlo. La cuspide di un cippo storico a memoria della bonifica del settecento è stata recentemente asportata e il resto traslocato dal Comune in luogo sicuro per fermare il grave saccheggio;

BORGO S. MICHELE (già Villaggio operaio di Capograssa), nei cui pressi operano note industrie farmaceutiche ed alimentari multinazionali. Centro negli ultimi anni in grande sviluppo urbanistico e demografico tanto da poter essere assimilato ormai ad un piccolo quartiere del capoluogo. In ultimazione (2008) la scuola statale dell’infanzia da me più che richiesta, pretesa dal Comune, nel 2003 per fronteggiare le nuove richieste di servizio. Nei pressi del Borgo si è sviluppato un originale centro di attrattiva turistica il Museo “Piana delle Orme”;

BORGO GRAPPA, località marina ai bordi del Parco nazionale del Circeo, già Casal dei Pini. Verso la foce di Rio Martino e in altri siti limitrofi oggetto di insistite campagne di studio e di ricerca da parte di archeologi delle Università olandesi (già ospiti delle scuole del IV Circolo didattico di Latina) che vi hanno rinvenuto abbondanti reperti del periodo volsco, etrusco e romano (forse risalenti a Clostra o Claustra).

Tra le località dei dintorni, sempre in ambito comunale, un visitatore anche frettoloso non può mancare di ammirare, venendo dal centro subito dopo BORGO ISONZO e l’incrocio con la Mediana, il primo dei quattro laghi salmastri, ora parte del Parco nazionale del Circeo (itinerari naturalistici e birdwatching ), il lago di FOGLIANO (Villa Caetani (1877) nel cui interno è, parte di un sarcofago romano, un’ iscrizione lapidea del III sec. dedicata al pontefice massimo Alfenio Ceione della domus imperiale, un casino inglese, un imbarcadero (in foto), la Villetta Inglese (in foto). Il lago è un millenario residuo dell’antica laguna, separata dal Tirreno da una duna quaternaria ove su un punto più elevato, Colle Parìto, sorgeva già nel neolitico, secondo il paleontologo Marcello Zei, un villaggio stanziale.

Tanti gli scorci struggenti e stupendamente romantici tra lago e mare, anche ampiamente sfruttati dalla cinematografia (Ben Hur,ecc.). Merita una veloce visita anche il moderno e confuso LIDO di LATINA, sulla litoranea da Capo Portiere a Foce Verde (in foto), a Valmontorio se non altro per un’impressione e una considerazione su come le bellissime spiagge e il consistente patrimonio ambientale, che pure la Costituzione della Repubblica con l’art. 9 intende tutelare, siano stati in parte brutalmente e irrimediabilmente deturpati da una sprovveduta e selvaggia corsa alla cementificazione che non si è arrestata agli iniziali anni ’60 e ‘70’. Qui, in attesa di un borgo marinaro con tanto di porto turistico che si progetta di costruire a Foceverde, qualche miglioria per quanto sostenibile è stata nel frattempo apportata. Per fortuna molti chilometri della costa latinense sono stati salvaguardati a sud (tra Capoportiere e Rio Martino) dalla tutelante presenza del Parco Nazionale del Circeo e a nord (tra Foceverde e Torre Astura) dal poligono militare di tiro. (In aggiornamento del precedente articolo scritto e pubblicato su www.quartocircolo.it ) Sergio Andreatta


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sabato 4 ottobre 2008

Picinisco premia



Premio Europeo di Narrativa "Giustino Ferri - D.H.Lawrence".

Picinisco, 4 ottobre 2008.




Assegno a Mario Desiati per "Il paese delle spose infelici".

A ogni inizio d'autunno si inseguono le premiazioni degli scrittori, il rito torna anche nel piccolo gioiello della Val di Comino che è Picinisco. Qui c'è un'anima letteraria diffusa. Siamo quest'anno alla VI edizione del premio Europeo di Narrativa. Il 4 ottobre viene a ricordarci così, oltre l'amato santo patrono d'Italia, Francesco d'Assisi, in una giornata tanto tormentata dalla tramontana e dalla pioggia in questo suggestivo spicchio del Parco Nazionale PNALM, prevalentemente ancora verde ma con le disseminate sfumature gialle e ocra tipiche della stagione, l'insostituibile necessità della lettura. Non di una qualsiasi, della buona lettura. Tutte le ricerche su questa pratica collocano, ancora una volta, sconfortamente gli italiani in fondo alle classifiche internazionali. E questo, oltre che non essere onorevole né buono, è di cattivo auspicio. Sarà per la invadente civiltà delle immagini, per l'abuso dei massmedia, per il culto del... fare, spesso senza le giuste premesse di uno studio, e dello strafare per apparire, fatto sta che stiamo scivolando, diventando ogni giorno inconfutabilmente più asini. Asini e... presuntuosi. Bisogna, allora, ringraziare per queste stimolazioni culturali. Il Premio è stato dato alle 11 nella Sala Comunale di Largario Rione. Come noto questo premio ciociaro porta il nome di due noti scrittori, uno, G.Ferri, nativo proprio di Picinisco; l'altro, il famosissimo D.H.Lawrence, ospite alle Serre della famiglia Cervi nel 1919.



E fu durante quel prolifico breve periodo invernale che l'inglese trasse lo spunto decisivo per portare a compimento il romanzo "The lost girl / La ragazza perduta" che stava fermo da un bel po'. La Giuria composta dal presidente Giorgio Barberi Squarotti e da Elio Gioanola, Giovanna Ioli e il locale Gerardo Vacana ha deciso di premiare, quest'anno, il romanzo "Il paese delle spose infelici" del trentunenne pugliese di Locorotondo Mario Desiati, autore già con qualche pubblicazione apprezzata anche come poeta. Per lui raccontare è necessario, come per gli altri leggere. Chi sopravvive è costretto a raccontare a chi non sa, a chi non c'era perché emigrato da quelle desolate terre del sud non lontane da Alberobello dove si giocano i fatti. Il sud pugliese, e io ho un'amica del suo stesso paese e della sua età, vive di certe storie tragiche, di certe relazioni conturbanti e di certe strutture narrative che si animano spesso di scenari folcloristici fino a sembrare esotici. Disse una volta Carlos Fuentes: "La tradizione e il passato sono reali soltanto quando vengono toccati, e a volte sottomessi, dall'immaginazione poetica del presente". E' quello che accade con il Desiati di queste pagine di cui vengono letti alcuni brani. Poi il colto sindaco, l'ing. Giancarlo Ferrera anima della manifestazione, conferisce al giovane autore l'assegno che gli permetterà di vivere meglio e di lavorare in tranquillità per un paio di mesi. Come a dire: "Continui a far venire alla luce altre storie interessanti, perchè le sono più proprie e familiari, come questa". Un premio-incoraggiamento a non trascurare una cultura antropologica unica, quella di certi paesi del Meridione, che potrebbe andare rapidamente perduta per sempre. Sergio Andreatta.

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