lunedì 29 dicembre 2008

I 40 anni della Scuola dell’Infanzia da non dimenticare


40 anni di storia della pedagogia importanti e da non dimenticare
di Sergio Andreatta

40 anni dalla nascita della “Scuola materna statale” (Legge 18 marzo 1968, n. 444. Ordinamento della scuola materna statale) che ora si chiama, più convenientemente, “dell’infanzia” stanno passando nel dimenticatoio. Un torto per la scuola dei 3-5 anni, fondamentale per la buona crescita dei bambini. E come trascurare la facilitazione che questa prima scuola ha dato all’auto-realizzazione delle donne-mamme e all’affermazione del principio storico delle pari opportunità nel lavoro e nella società? Scuola di molti meriti sociali e politici, la Scuola dell’infanzia, perchè non bisognevole di sostanziali modifiche, è quella che esce meno ridisegnata dalla ”riforma” Gelmini. Una scuola giovane, dinamica e generalmente molto attenta allo sviluppo psicofisico dei bambini che ha in consegna. In questi ultimi anni si è avuto un notevole ricambio generazionale delle docenti (in qualche maschio è sempre possibile imbattersi ma è ordinariamente difficile da incontrare nelle aule). Alle maestre così ricche di pionieristica esperienza sono subentrati docenti molto ben formati nella cultura dell’infanzia dagli strutturanti corsi universitari di laurea in scienze della formazione, ben motivati, capaci di sviluppare progetti di socializzazione e crescita condivisa con le famiglie, preparati a progettare percorsi, ad implementarli, a monitorarli, a documentarli* da veri professionisti dell’educazione quali devono essere. Capaci di trasfondere più qualità nel servizio pubblico. Ma, intanto, dobbiamo dire un grazie sincero e riconoscente alle volenterose della prima generazione, “mamme allargate” di tanti figli secondo un “modello familistico” che si imponeva nella società italiana e che ora non può più andar bene, comunque capaci di acquistare buone competenze operative camminando nel vissuto, ma anche capaci di significative riflessioni professionali se nel loro itinerario di una carriera ricca di tante motivazioni, seppure appiattita negli stipendi, hanno avuto la fortuna di operare sotto la regia di direttori didattici illuminati, non infrequentemente di alta levatura culturale, più che meri gestori di un passabile esistente. L’educazione è ancora il più alto incarico che possa essere affidato ad una persona che bisogna sia generosa nello spendersi per esso, a prescindere dallo stipendio che riceve. Un compito umanamente affascinante da condividere con i genitori nell’”attimo fuggente“, un compito anche impegnativo dal punto di vista professionale per cui occorre formarsi professionalmente con scienza e coscienza… Ed ecco che dal prossimo anno potranno essere nuovamente accolti in anticipo i bambini di 2 anni e mezzo. E’ stato, infatti, ripristinato con uno dei quattro decreti attuativi l’anticipo di sei mesi stabilito dalla riforma Moratti (L. n. 153/2003) poi abolito dal ministro della P.I. Giuseppe Fioroni su pressione dei sindacati di categoria. E vengono anche confermate, per venire incontro alle molteplici esigenze delle famiglie, le “sezioni primavera” per i piccoli dell’età compresa fra i 24 e i 36 mesi, già introdotte da un illuminato governo Prodi.

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Si comincia a ragionare del servizio in termini di “buona continuità”, senza le deteriori discontinuità e oscillazioni dell’antagonismo politico ad ogni costo, a seconda di chi governi e che si ritiene sempre più bravo e superiore solo perchè viene dopo. Il fattore più importante di un dibattito che si potrebbe sviluppare, non riservandolo soltanto al mondo della pedagogia, dovrebbe riguardare il significato, il ruolo e il senso da dare oggi alla Scuola dell’Infanzia. Bisogna cominciare a ridiscutere, uscendo dai recinti sapienziali, sulle sfide cognitive e relazionali che si pongono nel miglior interesse del target degli utenti. Quali sono gli scenari e i contesti che si presenteranno, senza sganciarsi mai dalla rete dell’Europa, ad una società italiana in cammino? Quali le nuove aspettative sullo sviluppo dell’infanzia? Quale il confronto con le altre culture multietniche che da noi si inseriscono?… Oggi il servizio scolastico-educativo dell’infanzia è ormai generalizzato nel Paese-Italia, coperto come risulta per il 58% dalle scuole statali (il 9% a orario ridotto), per il 19% dalle comunali, per il 23% dalle paritarie. E la palma del miglior servizio è da attribuire senza dubbio alla Regione Emilia che, avendoci convintamente creduto per prima, ha saputo investire molto e bene abbandonando quasi subito le visioni pseudo-assistenziali dei primi “asili” degli anni settanta. Nelle aspettative di qualcuno lo Stato avrebbe, forse, anche potuto fare di più fin dagli inizi per la qualificazione di questa sua scuola, approvando ad es. il Regolamento previsto dalla L. 444 o gli Ordinamenti… Oggi, però, nel dinamismo di una società che cambia di continuo, è cambiata anche la concezione stessa della prima educazione. Così a livello di organizzazione, data l’estesa diffusione degli Istituti Comprensivi, è caduta ormai nell’inattualità l’ipotesi già programmata di Direzioni didattiche e di Ispettorati autonomi. Oggi si tende ad operare più naturalmente secondo una linea, non segmentaria, ma di sviluppo lineare e interconnesso. L’esperienza diretta tuttavia, seppure non nella direzione didattica cui sono preposto da tanti anni, ma in istituzioni comprensive viciniori nel territorio mi porta a rilevare lo stato di effettiva minorità in cui si trovano ad agire le docenti di S.I. nei verticali Collegi dei Docenti degli Istituti Comprensivi. Educatrici sempre minoritarie e spesso anche sottovalutate nella loro professionalità dai docenti di scuola media. La continuità educativa e la pari dignità docente non sembrerebbero, così, ancora raggiunte; sono semmai una traccia di semina che merita di essere coltivata meglio. Se centrassimo di più il nostro operato sulla persona e sui suoi bisogni psicoemotivi e intellettivi a seconda dei suoi diversi livelli di crescita, se adattissimo essenzialmente su questo i nostri modelli organizzativi e i nostri metodi didattici saremmo in grado, in una scuola finalmente di qualità, di realizzare meglio il diritto di tutti i bambini al successo. Lo stato delle scuole dell’infanzia è, tuttavia, sicuramente uno stato in buona salute, sorridente e positivo, garantito da significative esperienze autonome e da tante buone pratiche creative e innovative. In questo articolato e variopinto mosaico, più che in altri segmenti dell’istruzione pubblica, prevale una linea di incessante ricerca-azione. E del resto in Italia, fin dagli inizi, noi abbiamo potuto contare sugli ispirati modelli di grandi figure di pedagogiste sperimentali come le sorelle Rosa e Carolina Agazzi e Maria Montessori. © Sergio Andreatta, psicopedagogista, direttore didattico, dirigente scolastico, autore del saggio “Bambini una volta” (1998).

ESPERIENZOTECA

* Per la documentazione e l’archiviazione delle buone pratiche (the best practices) didattiche ricordo, tra le altre iniziative italiane, quella significativa di “Esperienzotèca” nata in provincia di Latina una quindicina di anni fa presso il IV Circolo didattico di Latina da me (Sergio Andreatta) diretto a cura dell’isp. tecnico dr. Mauro Cacioni e di un qualificato gruppo di docenti pontine di scuola dell’infanzia. “Luogo d’incontro, scambio, diffusione e archiviazione delle esperienze e metodologie didattiche più interessanti della Scuola Pontina dell’Infanzia” cui la rivista L’Educatore (TRE SEI, n.4, Anno XLIII, 1° ottobre 1995) ha dedicato un ampio servizio (S. Andreatta, Bambini una volta, 1998, pag.15). Esperienzoteca ha poi continuato ad operare, migrando presso altre direzione didattiche lepine (Sermoneta), grazie alla regia continuatrice di alcuni direttori didattici - dirigenti scolastici (Teresa Zicchieri, Lucia Rita Tessarolo, Mario Mammuccari, ecc…).

Scritto da : Sergio Andreatta



Scuola e Società
Commenti


La nostra è sicuramente una buona scuola se non altro per l’impegno che profondiamo e per le attestazioni che riceviamo dai genitori.

Scritto da : Rosa in data Dicembre 29th, 2008
alle 12:56

Se avessi insegnato alle superiori non avrei potuto sbrigliare così tanta fantasia. Contenti i bambini, strafelice io.

Scritto da : Manuela in data Dicembre 29th, 2008
alle 12:57

Una delle due maestre di mio figlio mi sembra, però, un pò esaurita…

Scritto da : onyx in data Dicembre 29th, 2008
alle 13:01

Sono brave le maestre, invece, ma sono scarse le risorse. Ci si chiede di contribuire in tutto, dall’acqua minerale ai rotoli di carta, ma lo facciamo volentieri.

Scritto da : m. rossi in data Dicembre 29th, 2008
alle 13:03

Le maestre del IV Circolo sono generalmente professionalmente molto brave. Un pò di stress, barnout come si chiama adesso, può anche affiorare a volte di fronte a certi casi impegnativi e logoranti. Anche se non dovrebbe, ma siamo persone. Mi scuso per quella maestra. Le risorse (m.rossi) sono quelle che sono, purtroppo sempre meno e i genitori possono essere talvolta chiamati a condividere il progetto. Sergio Andreatta

martedì 23 dicembre 2008

Madre Anastasia, 50 años de servicio del Centro médico asistencial dirigido por la madre Camilla Andreatta


23rd Dic, 2008
Madre Anastasia, 50 años de servicio del Centro médico asistencial dirigido por la Madre Camilla Andreatta



Il quotidiano ecuadoriano nazionale La Hora, in una corrispondenza da Emeraldas, dedica oggi un ampio servizio al Centro Médico Asistencial ‘Madre Anastasia’ diretto da Madre Camilla Andreatta da Latina (Italia), una missionaria comboniana che da molti anni sostiene, anche, l’infanzia povera della provincia con il Progetto Educamy per le adozioni a distanza (oltre 500 da tutt’Italia di cui 110 dalla sua Latina).


Esmeraldas, 23 de Diciembre de 2008

El Centro médico asistencial ‘Madre Anastasia’, ubicado en la parroquia de la Catedral ‘Cristo Rey’, en febrero del 2009 cumple 50 años atendiendo a la población más pobre de la provincia de Esmeraldas.

Muchas personas no conocen al centro con el nombre de ‘Madre Anastasia’ y se refieren al lugar como el ‘Centro de salud de las madres’.

Creado hace 40 años con la llegada de la madre italiana Anastasia, quien conoció las necesidades en salud que tenían las personas de Esmeraldas y de sus comunidades, la motivó a gestionar para fundar un pequeño dispensario en la Pastoral Social donde trabajaba un médico general y un pediatra.

A bajo costo

A la vez entregaban medicina a bajo costo y muchas veces dependiendo de la situación económica regalaban los medicamentos.

Actualmente el dispensario es más amplio; está dirigido por la madre Bertilla Andreatta, conocida como la madre Camila donde también ofrece atención de especialistas a sólo 5 dólares.

Hay especialistas en Psiquiatría, Pediatría, Cardiología, Ginecología, Dermatología, Endocrinología, Reumatología Gastroenterología y Medicina General; además, de la realización de ecografía, radiografía, biopsias, electrocardiograma, endoscopia y laboratorio.

Solidaridad

Para la madre Camila los médicos trabajan con un espíritu de solidaridad. Es que de los cinco dólares que cobran por la atención, cuatro son para pagar a los médicos y uno queda para el centro de salud.

El mayor anhelo de la Directora es que el Ministerio de Salud asuma los gastos que genera el centro con el pago de médicos y medicinas para entregarlas gratis.

Otra la labor de las hermanas combonianas ha sido la creación del hospital ‘Divina Providencia’, de San Lorenzo, al norte de la provincia de Esmeraldas.

La Hora, 23 dic. 2008. (Anche la foto è ripresa dal quotidiano dell’Ecuador).

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giovedì 18 dicembre 2008

Scuola. Approvati oggi i decreti attuativi della riforma Gelmini


Scuola Giovanni Paolo II, IV Circolo Latina
Scuola e società: Il Consiglio dei ministri di questa mattina ha approvato i quattro decreti attuativi della riforma scolastica. "La scuola cambia" è lo slogan più usato dalla straripante ministra dell'Istruzione Mariastella Gelmini che no sta più in sé dalla soddisfazione.
Prima dello studio del testo dei decreti accenniamo per ora soltanto ad alcuni flash. Tra le novità per l'anno prossimo salta il "modulo" (tre insegnanti su due classi) nella scuola primaria, si dà lo stop alla giungla di indirizzi alle superiori, ma soltanto dal 2010, ridotti a soli 20 e si dà corso al potenziamento dell'Inglese fino a 5 ore nelle medie. Dappertutto si ripristina l'ora riportandola ai suoi naturali 60 minuti (tipico "monstrum" all'italiana!). E' il tentativo di una riforma organica di tutti i cicli (elementari, medie, superiori). - Per la prima volta in Italia dopo la riforma Gentile del 1923 - gongola la Gelmini. Come è noto le primarie e le medie cambiano dal primo settembre 2009, le superiori dal primo settembre 2010. - Più chiarezza e opportunità per le famiglie, - aggiunge - più efficienza, semplificazione e snellimento dell'organizzazione e delle procedure, valorizzazione del ruolo dei docenti". Ma vediamo ora in breve quali sono le novità introdotte:

Scuola dell'Infanzia. Dal prossimo anno potranno essere nuovamente accolti i bambini di 2 anni e mezzo. Viene infatti ripristinato l'anticipo stabilito dalla riforma Moratti (L.153/2003) abolito dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Vengono anche confermate, per venire incontro alle esigenze delle famiglie, le "sezioni primavera" per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi, già introdotte dal governo Prodi.

Scuola primaria. Verrà abolita dal prossimo anno l'organizzazione modulare, in tutte le classi. Il modello per il futuro sarà quello "dell'unico maestro di riferimento". Alunni e famiglie, anche in relazione alle richieste di orario (24, 27, 30 o 40 ore settimanali), non vedranno più alternarsi in classe tre insegnanti che si occupavano rispettivamente dell'ambito linguistico, di quello matematico-scientifico e di quella antropologico. Dal prossimo anno un maestro, o meglio una maestra data l'ormai completa femminilizzazione del ruolo, resterà in classe per 22 ore settimanali lasciando a una collega le restanti ore nella classe. E' anche, quindi, l'eliminazione delle compresenze, una vera zona d'ombra che ha prodotto scarsi risultati rispetto alle iniziali intenzione e moltiplicato i costi. Ogni insegnante, insomma, dovrà lavorare frontalmente almeno 4 ore in più.


Scuola media.
Articolazione in 29/30 ore settimanali per le prime classi della scuola media dal 2009/2010 saranno. E sarà anche possibile per le famiglie scegliere 5 ore di Inglese a settimana al posto di due lingue straniere: il cosiddetto "Inglese potenziato". Resta ancora la possibilità di optare per il tempo prolungato che si articolerà in 36/40 ore settimanali. E per gli alunni stranieri sarà possibile utilizzare due ore della seconda lingua per attivare "Corsi di Italiano per stranieri".

Scuola superiore. Le principali novità riguardano la scuola superiore la cui riforma partirà dal 2010/2011 per la necessità di tempi organizzativi più lunghi. Al posto degli attuali 750 indirizzi (tra sperimentazioni e ordinamenti) ne saranno mantenuti soltanto 20: 9 per i Licei (classico, scientifico, delle scienze umane, linguistico, musicale e artistico con tre indirizzi) e 11 per gli istituti tecnici. Lo studio dell'Inglese diventerà obbligatorio in tutti e 5 anni gli anni mentre nei Licei Musicale, Artistico e delle Scienze umane si studieranno due lingue straniere e al quinto anno una disciplina non linguistica sarà insegnata in inglese. Verrà potenziato anche lo studio della Matematica e delle Scienze in tutte le scuole e rilanciati i laboratori che saranno trasformati in "veri e propri centri di innovazione attraverso la costituzione di Dipartimenti di ricerca".

Gli istituti tecnici saranno rivoluzionati. I 204 indirizzi diventeranno 11, due per il settore economico e 9 per quello tecnologico. I 5 anni di corso saranno suddivisi in due bienni (uno di base e l'altro specialistico) e un ultimo anno che servirà al perfezionamento dell'indirizzo. Al quinto anno sarà possibile svolgere stage aziendali mentre gli istituti "si aprono al mondo del lavoro con esperti e professionisti che possono entrare nel comitato scientifico della scuola".

Per tutte le scuole, le ore di lezione dovranno ritornare ad essere di 60 minuti: non sarà più possibile, come avviene attualmente magari per andare incontro al pendolarismo degli studenti, svolgere ore paradossalmente di 50 o 55 minuti. Viene, infine, introdotta una forma di valutazione per i docenti con un premio per i più meritevoli: "Fino a 7000 euro l'anno". Ma tale obiettivo, soprattutto sulle risorse necessaria da accaparrare, rimane ancora un po' nebuloso. Come e di quale entità saranno queste risorse, disponibili soltanto se si concretizzeranno i risparmi, E come distribuirle?

Intanto da oggi il personale della scuola ha anche il suo Contratto per il biennio economico 2008-2009, l'intesa raggiunta con l'Aran non è stata sottoscritta dalla Cgil definendola "una miseria che offende la dignità dei lavoratori". Docenti e Ata per il prossimo anno potranno spendere qualcosa come 79 euro lordi in più al mese. A tanto, infatti, ammonta l'aumento retributivo per un docente di scuola media con vent'anni di anzianità. Per una maestra di scuola primaria con appena due anni di servizio la cifra scende, invece, a poco meno di 60 euro lordi mensili. Che non abbia ragione proprio la CGIL? Sergio Andreatta

giovedì 11 dicembre 2008

Intitolazione di un Parco a S.Josemaría Escrivá de Balaguer



da:www.andreatta.it (Anche per altre foto).

Latina: L'omaggio della città di Latina a quest'uomo di fede, fondatore della controversa Opus Dei, canonizzato in Roma il 6 ottobre 2002 dal pontefice Giovanni Paolo II, con ciò mettendo fine agli interminabili, e forse interminati, strascici polemici.
A Josemaría Escrivá de Balaguer, che per la sua vita aveva chiesto al Signore di avere " peso e misura in tutto... tranne che nell'Amore", Latina ha voluto dedicare un parco. "Intitolare un parco a San Josemaría Escrivá è l'omaggio della città a questa grande figura di uomo di fede, fondatore dell'Opus Dei, canonizzato in Roma il 6 ottobre 2002 dal pontefice Giovanni Paolo II. La missione di San Josemaría Escrivá ieri e dell'Opus Dei oggi è quella di diffondere il messaggio che il lavoro e la quotidianità sono occasioni di incontro con Dio e servizio a tutti gli uomini per il miglioramento della società" questo recitava l'invito del Comune. In una giornata molto ventosa e umorale, alla cerimonia di intitolazione del parco che si sviluppa a mezzaluna per oltre tre Ha. lungo Vie Vivaldi e Bellini con l'iniziale intenzione di arrivare a lambire, sul lato nord, la stessa Piazza Moro (polmone verde voluto prima degli anni '90 dall'allora sindaco Delio Redi, a seguito della prima applicazione in città della norma urbanistica sul comparto edilizio, anche su mio consiglio tra i primi residenti nella zona fin dagli anni '70), hanno presenziato don Normann Insam, vicario della Delegazione di Roma della Prelatura dell'Opus Dei, e l'on. Vincenzo Zaccheo, sindaco di Latina. Non molte le presenze, qualche rappresentante politico a vario livello (tra cui l'ex senatore pontino Riccardo Pedrizzi), qualche incuriosito residente uscito dalle case vicine e qualche sparuto affiliato a questa controversa Opus (per la sua visione ultraconservatrice e reazionaria, per le spregiudicate tecniche di proselitismo tra i giovani e più brillanti universitari; nell'apprezzamento negativo espresso da alcuni governi e parlamenti (es.belga, 1997), cardinali (es.B.Hume, 1981) e gesuiti di vertice (P.W.Ledochowski, superiore generale) che l'hanno considerata alla stregua di una setta, se non anche per altri versi, di una vera e propria "massoneria bianca") che pure in tutto il mondo conta già un crescente esercito di 85.000 adepti. Un loro rappresentante locale ha ricordato en passant uno di loro, la figura dello scomparso Maurizio D'Erme. Don Norman Insam ha voluto ricordare un legame esistente tra questa stessa provincia di Latina e Josemaría Escrivá, quando negli anni '60 fu acquistata dall'Opera una vasta tenuta a Fondi dove, oltre ad apportare delle migliorie fondiarie, i vertici romani dell'Opus, che avevano lì un loro buen retiro, durante le stagioni estive andavano al mare a ritemprarsi dalle fatiche. A questo sacerdote, presenti anche mons. Renato Di Veroli, il vicario diocesano don Mario Sbarigia e don Daniele Della Penna territoriale parroco di S.Chiara, è toccato impartire la santa benedizione e scoprire insieme col sindaco Zaccheo la lapide-ricordo dell'evento. Il sindaco nel suo saluto ha anticipato l'intenzione dell'Amministrazione, e dell'assessore alla Qualità Urbana arch. Maurizio Guercio, di dotare questo parco cittadino, oggi piuttosto disattrezzato, con panchine, luci, giostre per bambini e una recinzione di protezione almeno lungo tutto la pericolosissima Via V. Rossetti, strada a veloce scorrimento dove si sono già registrate tre vittime della strada. In realtà noi residenti periodicamente chiediamo all'Amministrazione comunale, io avendo anche consegnato una petizione con più di 400 firme, più cura sia per la dequalificata viciniore Area del Mercato settimanale che per lo stesso parco da vent'anni ormai abbandonato a se stesso e divenuto ultimamente anche luogo di raduno di cani sciolti, pure di taglia grande e di razze pericolose. Parco in cui, dopo l'emblematica e veloce cerimonia di stamattina, rimangono in più rispetto a ieri soltanto una lapide e cinque modesti vasi di fiori (*). C'è una frase e un progetto di vita di quest'uomo spagnolo, tra tanta leggenda che sempre si intesse e si sviluppa intorno a certi personaggi in particolari momenti storici, per cui merita di essere oggi così ricordato. "Vediamo i beni della terra divisi tra pochi e i beni della cultura chiusi in cenacoli ristretti. Fuori, c'è fame di pane e di dottrina; e le vite umane, che sono sante perchè vengono da Dio, sono trattate come cose, come numeri statistici...". Ecco, se questa intitolazione con il suo messaggio volesse indicare la strada per una città più solidale, la cerimonia odierna si rivestirebbe di quel senso di umanesimo che tutti i latinensi si sentirebbero di sottoscrivere. Sergio Andreatta

(* 7.12.2008) - Dei vasi di margheritoni gialli non c'è più traccia già all'alba del giorno dopo, forse, nottetempo prelevati dallo stesso vivaista (o chissà?) dopo il breve momento della bella presenza per il cerimoniale. Rimane la targa, però.

lunedì 1 dicembre 2008

A Roma sui passi di Paolo, di Sergio Andreatta



Anno paolino. Scuola, famiglie e alunni del IV circolo didattico di Latina ripercorrono insieme gli ultimi passi dell’apostolo dei “gentili”.

Latina, sabato 15 novembre. Quando partiamo con due pullman, alle 7 del mattino, non sembra proprio un avvio promettente. Cielo plumbeo e già due gocce sulla testa a preannunciare il nulla di buono. Partenza puntuale da Via Sezze, davanti alla scuola Giovanni Paolo II, con i bambini arrivati per primi, anche in anticipo sul loro direttore. Non la sveglia deve averli buttati giù dal letto, stamattina, né la mamma ma il vivo pungolo della curiosità e dell’interesse. Si sa come sono i bambini. Elena Boldrini, l’impagabile ins.te di IRC, ha organizzato ancora questa visita a Roma per il bimillenario della nascita di Saul. Ora lei fa la capitana sulla seconda corriera, nella prima salgo invece io.

Percorriamo la Pontina già da qualche chilometro quando prendo il microfono per ricordare con due parole il “viaggiatore di Gesù Cristo“, come compare negli Atti degli Apostoli, il camminante che transita a piedi per l’Appia antica verso Roma, toccando località ora nel nostro comune di Latina (Forum Appii, Tor Tre Ponti dove a ricordarlo c’è un’epigrafe fatta collocare da Pio IX), anche accolto dai primi cristiani romani che gli vengono incontro alle Tres Tabernae (Cisterna).

Eccoci sui passi di Saul-Pâulos-Paulus di Tarso (il “piccolo“, magro, calvo e barbuto secondo l’iconografia) condotto da Cesarea Marittima, sede del governatorato, a Roma per sua stessa richiesta, a rivendicazione del suo buon diritto di “civis romanus sum”, per essere giudicato sulle imputazioni di tradimento all’ebraismo insegnato nelle sinagoghe. Per lui, ora, è la legge dell’amore cristiano a salvare l’uomo, più che la meticolosa osservanza delle prescrizioni della Legge mosaica. I suoi ex-compagni di scuola a Gerusalemme, allievi del famoso rabbino Gamaliele il Vecchio, pare, però, che non gliel’abbiano voluta perdonare. “Tradimento!” gridano… A Roma saranno due anni interlocutori agli arresti domiciliari tra il 61-63, poi l’assoluzione per assenza di testimoni (venire da Gerusalemme a Roma non costa pochi sesterzi), la ricattura in seguito sotto Nerone, dopo l’incendio della capitale, l’imprigionamento e, infine, la condanna all’esecuzione capitale per decapitazione avvenuta probabilmente nel 67 nel podere “alle Tre Fontane“, non si sa bene per quale precisa imputazione se non quella, per l’occasione nuovamente riciclata, di professare ostinatamente il cristianesimo. Paolo l’evangelizzatore, il missionario ad gentes che percorre avventurosamente quattro lunghi viaggi, oltre 16.000 miglia, per terre e per mari, per andare in mezzo agli stranieri (gentili) e ai pagani con l’intento di attirarli a Cristo.

La salma seppellita, e fin dagli inizi venerata, nelle catacombe di San Sebastiano sull’Appia antica, verrà traslata nel IV sec. nella Basilica, appositamente costruita, di San Paolo fuori le mura. Camminare alle otto del mattino sui larghi prati verdi intorno alle catacombe di San Callisto sopra l’impressionante vuoto metafisico consegnato alla morte da due millenni di storia, camminare in silenzio sui silenzi del lungo viale in mezzo ai cipressi antichi accarezzati dai primi raggi di un sole finalmente incoraggiato ad apparire, è un’emozione che potrebbe far vibrare l’animo, penso, anche di un ateo. Davanti all’ingresso catacombale, a lato dell’omonima chiesa barocca di S.Sebastiano fatta ricostruire su quella primitiva dal card. Scipione Borghese nel 1609, troviamo ad accoglierci tre guide dell’O.R.P., o animatori pastorali come loro preferiscono definirsi, dell’opera lateranense per trent’anni diretta con intenso spirito pastorale e notevole imprenditoria da mons. Liberio Andreatta da Paderno del Grappa*. Veniamo suddivisi in gruppi e tutti muniti della “paolina” e di un apparato audiotecnologico a radiofrequenze dell’ultima generazione che ci accompagnerà per tutta la giornata immettendoci in testa e nel cuore ondate di messaggi appropriati. Imput di cultura artistica, spirituale, archeologica, architettonica. Sono giovani, o non più tali, laureati in storia dell’arte… Dentro quattro piani di cunicoli non tutti visitabili, fino a 13 o 19 metri sotto, non ricordo bene, sotto il piano della chiesa. Una serie di cubicoli, di curve e di incroci con qualche epigrafe di marmo superstite sulle nude pareti di tufo. In questa che è la catacomba, fra le 65 romane, più devastata nei secoli le lastre di marmo sui loculi e gli ornamenti sono stati quasi tutti asportati. Rimane qualche coccio, il simbolo cristiano primordiale di un pesce-acrònimo, qualche graffito su intonaco per intercedere Pietro e Paolo le cui spoglie mortali trovarono qui asilo temporaneo. “In pace”, “Il tuo sonno fra i giusti” allora come ora è questo l’ultimo saluto. Anche nella capitale del più vasto ed evoluto impero del mondo si moriva giovani, spesso da bambini. Il piccolo loculo, che custodisce una tenera bambina di tre anni, ci commuove ancora oggi dopo due mila anni. Una fotografia di quella sociosfera cosmopolita ci descrive una vita media già conclusa ai quarant’anni, salvo rare eccezioni. Le persone erano di più bassa statura, di venti o anche trenta centimetri inferiore. Le condizioni sociali ed economiche diverse anche tra gli stessi cristiani pur accomunati dall’unico e condiviso ideale di salvezza. Sono le tombe a mostrarci i segni di un’elevazione sociale diversa. Le catacombe, soltanto in seguito monumentalizzate dall’ideale (”Memoria degli apostoli Pietro e Paolo”), erano in origine un vero e proprio cimitero, di quelli che molti genitori nel loro stile educativo oggi tengono scaramanticamente fuori dalle visioni dei loro figli. Guai, infatti, a visitarli anche solo per la commemorazione dei propri defunti il 2 novembre! Una necropoli, quasi il nostro nuovo ipogeo di Latina, dove i martiri seppelliti non erano la maggioranza rispetto alla totalità. Nella cripta ripristinata di S.Sebasiano ci accoglie il busto splendente del martire opera marmorea del Bernini. E verso l’uscita tre aristocratici mausolei (cappelle) inizialmente pagani, poi utilizzati anche dai cristiani. La vista architettonica li differenzia dal tutto-già-visto in precedenza. Buon riposo, M. Clodius Hermes di 75 anni, a te che nella tua benevolenza hai voluto per l’ultimo viaggio la compagnia di tutti i tuoi liberti! Coreografia democratica, senza distinzione di classe… Una successione di fotogrammi e di bow-up culturali e di ri-motivazione spirituale. Il desiderio del sole e dell’aria ci riconsegna, finalmente, alla nostra vita quotidiana e al traffico insostenibile della “regina viarum”, l’Appia regina di ogni percorso anche interiore.

Col pullman raggiungiamo il Foro, la nostra guida sembra esaltarsi. Calpestiamo i bàsoli, andiamo a piedi per una Via dei Fori Imperiali scombussolata dai lavori in corso ed eccoci, quasi all’improvviso, davanti al Carcere Mamertino. Come sempre in questi luoghi la tradizione, fascinosamente condita da un po’ di leggenda, sembra diventare più forte della storia. Due ambienti sovrapposti (Mamertinus e Tullianum, luogo di prigione il superiore, di esecuzione capitale l’inferiore) uniti da una scaletta che dicono portare il segno di una capocciata dell’apostolo Pietro, a dimostrazione inconfutabile della sua dura cervice, di… pietra appunto. La leggenda arriva ad immaginare nella polla d’acqua sgorgata una fonte battesimale per il “fondatore della Chiesa” che battezza i suoi stessi carcerieri…

Il pranzo si fa attendere un pò per i pullman che tardano a prelevarci davanti all’Hotel Palatino. Andiamo a mangiare in un pensionato addirittura all’…estero in questa Roma piena di extraterritorialità che ci richiamano un passato da Stato della Chiesa, in una mensa all’ultimo piano del palazzo che ospita la direzione del Bambin Gesù. Tutti apprezzano, nella grande varietà possibile, la scelta semplice del menù fatta insieme alla maestra Elena, forse reincarnazione metempsicotica, chissà, della madre di quel Costantino oggi così tanto evocato.


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Alle 15,30 siamo già dentro il sacro luogo per cui ci siamo mossi da Latina, nella grande Basilica sulla Via Ostiense che durante il bimillenario della nascita di Saul a Tarso (ebreo della diaspora, studente alla scuola farisaica di Gerusalemme, soldato persecutore dei primi cristiani, folgorato sulla via di Damasco e convertito, missionario evangelizzatore e martire) per un anno è privilegiata nel lucro dell’indulgenza plenaria. E siamo noi pure folgorati, come Paolo sulla Via di Damasco, dalla brillantezza dell’oro zecchino della facciata. Splendore indescrivibile scaturito dallo sfarfallio dei raggi pomeridiani. La grandezza di Paolo non sta soltanto nelle XIV Lettere, in greco e antecedenti la stessa redazione dei Vangeli, che ogni domenica, in seconda lettura, si sentono durante la messa. Sta nell’aver profeticamente sviluppato il movimento cristiano tramutando una religione a carattere regionale (giudeo-cristianesimo) in una universale (cattolica) quale, almeno da 1500 anni, viene ormai riconosciuta. Ma qualche storiografo avrebbe visto in questa chiave di volta una problematizzante deformazione del primitivo annuncio evangelico. Ora ci accoglie la Cappella di S.Stefano, il protomartire fatto assassinare proprio da Saulo, e un settantenne sacerdote vicentino, aggregato all’Opera, che sa sedurre come pochi i nostri ragazzi con le sue semplici metafore, con la sua efficace interattività.

Fossero tutti così dinamici e simpatici i preti ci sarebbero meno diserzioni dalle parrocchie e dagli oratori! Le guide non finiscono più di stupirci con le mille e una storia, doviziose visioni che illustrano la spiritualità del luogo, l’architettura, la scultura, la pittura, la cronaca dell’incendio della notte del 15 luglio 1823, la ricostruzione. Una mia domanda imbarazza un po’ il nostro Virgilio. “Dopo il riempimento dei sette medaglioni dei papi rimasti ancora vuoti cosa sarà, cosa accadrà alla chiesa?”… Sotto il portico antistante c’è una teca votiva illuminata, due euro per ogni piccolo lumino. Tutti esauriti, non è più concesso fare voti fino al prossimo rifornimento. La facciata ha intanto definitivamente smorzato ogni suo splendore per diventare di talco quasi per una scenografia cinematografica impareggiabile…

Ed eccoci, ormai nel buio, alle Tre Fontane dentro un bosco di alte sagome di eucalipti. Anime vegetali che si elevano anch’esse al cielo, forse per pregare. Siamo dentro la suggestione di una nuova notte che comincia trapuntata da scarse luci. Passato l’arco altomedioevale di re Carlo si aprono a ventaglio le tre prospettive, più intuite che osservate, delle chiese. Ci sorridono gli occhi delle loro finestre illuminate. Percorrendo il viale come i fedeli dell’antichità nell’aumentata suggestione delle tenebre oranti ci viene incontro la chiesa di S.Paolo alle Tre Fontane. Sulla sinistra ci accoglie un albero di natale già tutto illuminato, al centro come dalla fessura di un uovo che si rompe una vivida croce rossa. Per la gente che la affolla si entra a fatica nella chiesa. Più che silenzio tramestio di piedi ma mi sembra di udire lo stesso i tre balzi del tonfo della testa sul pavimento. E da quel fendente di spada, per miracolo, ecco ancora zampillare le tre sorgenti di acqua santa! Zampilli di fede da chi prima non aveva creduto, da chi prima di illuminarsi aveva anche combattuto contro. Paolo da primo teologo cattolico, in questo palcoscenico di credenti dell’incredibile per fede, sta a dirci della non inutile possibilità di cambiare, di ricominciare… Appena fuori i trappisti ci aspettano. Con le nostre spese di cioccolato puro fondente e di liquore estratto dall’eucaliptus li aiuteremo a sopravvivere. © - nov. 2008, Sergio Andreatta*