
di: Sergio Andreatta
“A difesa dell’autonomia, della laicità e della pluralità multi-culturale della scuola pubblica - dice il dirigente scolastico e saggista prof. Sergio Andreatta - un Collegio di Latina boccia all’unanimità un documento sui criteri del P.O.F., fraintesi come valori e principi da consegnare (o, forse, compiti da assegnare) ai Docenti”.
Non bastano le buone intenzioni perchè un documento sia ritenuto pertinente. Questo il giudizio del Collegio dei docenti sul documento per i “criteri del POF” prodotto dal dr. Caldarini. In realtà le tre pagine, si è osservato, danno un’ interessante rappresentazione soggettiva di quello che l’autore e le sue fonti ispirative vorrebbero che fosse un’offerta formativa, rappresentazione peraltro ben diversa e non coincidente, se non solo in parte, con la realtà oggettiva del P.O.F. di una scuola statale e laica come è il IV Circolo didattico di Latina. L’equivoco di base sta anche nell’aver confuso epistemologicamente il concetto di “criterio”, pista per un giudizio sulle linee d’azione e di condotta e, quindi, di efficienza e di efficacia significativa su quello che si fa a scuola, con quello assoluto di valore e di principio secondo una propria ideologia. Ma quello che si programma e che si attua in un’istituzione scolastica dello Stato non può che trarre eminente ispirazione dalle Carte Internazionali e dai Principi fondamentali (artt. 1-12) della Costituzione della Repubblica e, a cascata, dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo (Bertagna-Ceruti) emanate dal M.I.U.R. e inserite nel fresco Regolamento sul primo ciclo d’istruzione per il prossimo triennio. Negli scenari politico-culturali del cambiamento sociale e della complessità, con lo sviluppo positivo della ricerca scientifica e l’avanzamento della scoperta, il pensiero si fa debole e precario, come la famiglia, il lavoro e la stessa educazione e non può essere, certo, la riscoperta della tradizione (magari con la T maiuscola), con le sue presunte e rischiose certezze, la soluzione. E siccome nella comunicazione “il mezzo è anche il messaggio”, come ha scritto M.Mc Luhan (Gli strumenti del comunicare), ciò che non è frutto di un’ elaborazione e di una ricerca-azione comunitaria ma soltanto il parto ideale, neanche tanto autentico e rispettoso delle competenze magistrali, di un singolo soggetto non può avere in sé la pretesa, né critica né estetica né regolamentare, di diventare “criterio” per l’operato di una scuola pubblica. Seppure per qualche verso possa diventare, tra crisi e utopia, spunto di stimolo per un dibattito, anche più allargato. Ma che colpa ha la scuola dei modelli educativi sbagliati che si fabbricano nelle famiglie? “Da case normali per lo più; anche dal degrado, dalla miseria e dall’emarginazione, ma altrettanto, da case belle, quartieri buoni e famiglie per bene. Potrebbero essere figli di tutti noi, - scrive Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice ed editorialista del Corriere della Sera - incappati per insicurezza, per solitudine, per noia nell’amico più forte, nel gruppo sbagliato; e si sa che il gruppo ormai conta più della famiglia, per il semplice fatto che la famiglia, nonostante il gran parlare che se ne fa, è oggi più debole che mai”. Il bullismo di tanti ragazzi, l’ ambiguo conformismo, la freddezza, il cinismo e l’ indifferenza di tanto adolescenti non si può, certo, dire che li abbia ispirati la scuola, tanto meno una scuola attenta al rispetto delle regole come la nostra (con il suo P.O.F. “Per Regola e Progetto”). Se i Genitori si rivelano in genere così deboli, ma ci sono anche tante belle eccezioni, così inascoltati e incapaci di educare è anche perché molti hanno rinunciato al loro impegno educativo e per primi sembrano aver smarrito in questo nostro difficile tempo le ragioni forti del loro essere.(Sergio Andreatta)
